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The 69 Eyes: A goth-rock world

LoudVision incontra Jyrki 69, cantante e mente dei goth rockers finlandesi The 69 Eyes. L’ex ragazzo si dimostra assai sintetico nel rispondere alle domande, come spesso accade. Si parla del nuovo disco “X”, il decimo in studio, insieme al più e al meno. Per la band, come d’altra parte è giusto, a parlare saranno i concerti.

Ciao Jyrki e benvenuto su LV. Cosa c’è nel nuovo disco, “X”?
Suona in modo da rispecchiare la mia età di uomo.

È trascorso un po’ più di tempo del solito tra la pubblicazione di “Back In Blood” e “X”. Che avete fatto nel frattempo?
Davvero? Siamo stati in tour per circa due anni dopo “Back In Blood”, con 125 concerti suonati in 27 Paesi in un anno e cose così.

Quando “Back In Blood” è stato pubblicato, hai ripetuto in diverse interviste che era il vostro miglior album. E allora, “X” è meglio?
Era perché era il 2009. I 69 Eyes progrediscono con ogni nuovo disco, che ci ha fatto procedere attraverso la nostra storia. Ovviamente “X” è il migliore da molto tempo. Non ci siamo mai voltati indietro, abbiamo sempre guardato avanti. Non ho mai percepito che questo fosse successo con uno dei nostri precedenti album. Questo disco è completo, musicale e pieno di sentimento.

Probabilmente avete scritto più di dieci tracce durante le registrazioni. Chi è che sceglie quali canzoni tenere?
Certamente. Ascoltiamo tutte le canzoni registrate con i produttori, i ragazzi di On The Verge, e scegliamo quelle che si adattano al concept di “X”. È il concept che Oscar Wild cita nel libretto del cd.

“I’m Ready” suona più sleazy e meno dark, con un’inattesa coda pop. Sei d’accordo?
Certo, è la classica canzone da rocker del disco. Una traccia molto southern, bluesy e ciondolante.

I temi “oscuri” delle vostre canzoni continuano ad affascinare. Qual è il feeling che comunicano a te per primo?
Qual è la ragione per cui spegni le luci in camera quando hai una ragazza nel letto?

Avete di nuovo scelto Matt Hyde come produttore?

Assolutamente no. Siamo andati a Stoccolma per infondere nuova melodia nella nostra musica.
[PAGEBREAK] Vedremo presto una nuova collaborazione con Bam Margera?
No. Almeno, non ancora!

Componete musica a casa o anche quando siete in tour?
Solo a casa.

Sono presenti elementi autobiografici nelle canzoni dei 69 Eyes?
Potrei dire di sì per tutte le canzoni. Ma specialmente in questo disco ho scritto abbastanza apertamente dei miei sentimenti dopo la separazione dalla mia ex ragazza.

Identificate la band con i ragazzi goth, come tanti ce ne sono in Finlandia?
Non particolarmente. Penso anzi che i veri goth siano indignati da noi, perché ci divertiamo troppo!

Puoi menzionare qualche gruppo che è stato ispirato dai 69 Eyes?
I ragazzi dei Black Veil Brides mi hanno detto che hanno fatto le cover di “The Chair” e “Lost Boys”, il che è meraviglioso. Conosco anche i Wildstreet di New York che hanno rifatto una nostra canzone.

Cambieresti qualcuno dei vostri vecchi album, se potessi?
Probabilmente avremmo dovuto rimanere vestiti di nero in “Wrap Your Troubles In Dreams”, eheh!

Una delle vostre principali fonti di ispirazione, all’inizio, furono gli Hanoi Rocks. Conoscete quei musicisti e sapete se ascoltano la vostra musica?
Andy McCoy è stato un amico sin dalla metà degli anni ’90, quando registravamo un sacco di materiale con lui: sul nostro secondo disco c’è una sua canzone, “Wild Talk”. Successivamente li abbiamo conosciuti tutti, avviato progetti comuni e fatto concerti insieme, negli anni. Sono tuttora i nostri eroi.

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