Home > Recensioni > The Agony Scene: The Darkest Red

Stavolta, forse, ne vale la pena

Ogni volta c’è da temere il peggio. La parola metalcore sta assumendo per il sottoscritto significati dai contorni sinistri e minacciosi. E non appena appare stampata su qualche foglio promozionale, ecco i primi sudori freddi. Come raccontare di un album che probabilmente sarà identico ad altri 50, recensiti negli ultimi 3 mesi? Difficile dirlo. Per fortuna non sarà questa l’occasione. Sì, perché questi The Agony Scene mi hanno in parte stupito. Partendo da un esordio per Solid State in cui emergeva palesemente il desiderio di posizionarsi in fila ordinata dietro al carretto Killswitch Engage dei primi lavori, ora i ragazzi dell’ Oklahoma sono tornati con qualcosa di meno ingenuo e molto più personale. Certo non inventano nulla: l’apertura affidata alla titletrack, per un momento mi è sembrata uscire direttamente da “Iowa” degli Slipknot, “Screams Turn To Silence” ricorda palesemente gli ultimi In Flames, sia per approccio vocale che per strutture, e così via il senso di dejà vu si ritrova di tanto in tanto proseguendo nell’ascolto. Ma la capacità di variare registro linguistico di canzone in canzone e non sprofondare nel copia-incolla maniaco convulsivo di riff swedish, fa sì che “The Darkest Red” scorra piuttosto liscio fino alla fine. Mike Williams, contribuisce notevolmente a questa varietà, destreggiandosi tra registri melodici (prendete “Prey”, primo singolo estratto dall’album), tipici growl metalcore e acutissimi screams che riportano alla mente famosi Vampiri Inglesi. Per una volta mi piace segnalare il lavoro dietro alle pelli di Brent Masters, davvero valido e tecnico, specialmente per quanto riguarda l’average skill di uscite di questo tipo. Dategli una possibilità.

Scroll To Top