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Dimmi dove vai e ti dirò se mi piace

Forse bisognerebbe guardare lontano.

Gli Amber Light, già dopo solo due album, hanno voluto discostarsi da un genere, il prog rock, che, in madre patria, risultava intasato, per rifugiarsi in uno stile più sciatto e radiofonico. L’inversione ha infatti portato il quartetto di Wiesbaden a canalizzare le proprie doti verso sonorità rock alternative, secondo lo schema britannico dei Placebo e dei Cure.
L’album, quindi, senza concedere spazio alla sperimentazione, si vale di un approccio easy, intento a sfruttare l’onda indie.

Si vaneggia lentamente, in un clima mesto e umido, con l’incombente minaccia di una pioggia, che invece non arriva. Un rimanere tra il detto ed il non detto, che potrebbe giovare al palato di chi né ama i gusti forti, né quelli troppo insipidi.

Bisognerebbe guardare lontano, si diceva. Perché non molte sono le band che, in territorio teutonico, lì dove tutto è delinquenzialmente quadrato e simmetrico (perfino il prog), hanno concesso spazio ai nipoti morrisiani, sporchi e trasandati. Necessità di una boccata d’aria insalubre o solo una scelta commerciale?

Ora, al di là delle indagini di mercato, gli Amber Light si lasciano sfuggire, tra le parole, quale novità sia per loro l’indie. Perché, di fatto, dove non scimmiottano Brian Molko (struccato e senza ciglia finte), finiscono per inoltrarsi in terreni non sempre congeniali.
Riescono ottimamente invece quando recuperano quell’intimismo lento e asciutto, diremmo quasi cristallino, assimilabile ai Sylvan.

L’altalenanza di queste sensazioni ci lascia sottovuoto, in attesa di giudizio.

Trascorrono i minuti, come distesi sul bordo di una piscina, in una giornata d’autunno. L’indolenza di una musica emozionale, ma leggera, cupa ma non ancora turbinosa, ci trascina alla fine del cd, senza registrare scosse emotive e, alla fine, senza neanche lasciarci un giudizio convinto. La melodia è tutt’altro che nebulosa, ma è l’altalenanza delle intenzioni espresse dalla band a lasciare in noi il senso di uno spazio ancora da riempire.

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Contro

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