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  • The Answer: Everyday Demons

    The Answer

    Data di uscita: 02-03-2009

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Bello impossibile

Facciamo finta, per un attimo, che i The Answer siano davvero la risposta, il futuro della musica. È proprio così, infatti, che molti li presentano, a partire ovviamente dalla loro etichetta, ma annoverando tra le proprie fila anche musicisti di un certo calibro e di una certa età. Con un solo album alle spalle, siamo arrivati addirittura a suonare la loro “Never Too Late” su Guitar Hero World Tour, in setlist tra la mitologia di “Hotel California” e la vendibilità di “Monsoon”.

Il segreto di questa risposta è proprio quello di riuscire a viaggiare sulla diagonale che attraversa le due categorie di estremo successo appena nominate. “Everyday Demons”, così come già “Rise”, è un disco di rock-blues settantiano prodotto grazie alla tecnologia contemporanea e secondo una sensibilità commerciale moderna. Il lato tecnico e formale dei britannici è indiscutibile, la voce di Cormac Neeson non ci lascia dubbi sul fatto che Jimmy Page possa esserne un fan e la resa sonora degli undici pezzi dell’album ci dà un’idea di quanto sarebbero potuti suonare esplosivi oggi Led Zeppelin, Cream e Thin Lizzy.

Possiamo nominare anche i Black Sabbath, dato che “Dead Of The Night” sembra uscita dalla penna del chitarrista col mignolo corto, ma il cerchio segnato attorno ai The Answer rimane comunque costrittivo. Suonare oggi esattamente quello che ci è stato indelebilmente insegnato più di trent’anni fa e suonarlo proprio come oggi un freddo progresso tecnico ci consente non è la nostra risposta.

Rimane molto piacevole immergersi nella perfezione di “Everyday Demons”, anche se difficilmente diventa empatico, una dote forse della sola “Pride”. Casualmente, o forse no, proprio in questa occasione tornano in mente i The Darkness, è quindi inevitabile un paragone con uno dei più noti casi di restaurazione degli ultimi anni. Allora possiamo dire che la personalità e il carisma di Justin Hawkins sembrano decisamente più in grado di rispondere al richiamo dei seventies rispetto a un’estetica così filologica come quella dei The Answer.

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