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  • The Axis Of Perdition: The Ichneumon Method

    The Axis Of Perdition

    Data di uscita: 08-01-2004

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La tempra d’acciaio dell’incubo

Dopo averlo macinato per un mese nel mio cervello posso finalmente annunciare un capolavoro. Questa è l’innovazione dell’industrial impietoso e massacrante; L’asse del caos allinea il rifiuto di una bellezza repellente, assorbe indistintamente tutto l’immondo dello scenario urbano per restituirlo poi con violenza annichilente in modo programmato. Sin dalla prima “A Ruined Nation Awakens” si annuncia solennità, per poi spazzare via la materia; è come una polverizzazione sensoriale ad opera di onde sonore inquinate ed inclassificabili all’esperienza. All’orecchio umano che si porge al primo ascolto sembrerà di udire solo poche note, assordanti accordi talmente veloci da essere quasi indistinguibili. Il subconscio invece elabora la finitezza della distruzione di massa, e si autoconvincerà che la pesantezza è determinata dall’essere fitti. Talvolta, come nel caso di “Nightmare Suspension”, o della conclusiva “Disturbance In The Perpetual Screen”, vi sembrerà che il cielo d’acciaio temperato si apra a qualche spiraglio: invano. Troverete solo la profonda desolazione, i resti di un’attività radioattiva di livello spaventosamente devastante, e sarà tempo di ricominciare l’offensiva per concludere lo sterminio di ciò che è rimasto ancora umano. Alieno, infernale, dominato da una follia sguinzagliata nelle sue conseguenze più incontrollabili il cantato; notevole l’effetto Aphex Twin (ricordate ‘I WANT YOUR SOUL’ in “Come To Daddy”?) al termine di “My Time, My Reign, My Tyranny”.
Quaranta minuti abbondanti di distruzione di massa, da un pulpito dotato del potere e dell’autorità necessaria per dispensarla. Gli Axis Of Perdition hanno stabilito il dominio di appartenenza, ad un territorio musicale esclusivamente loro. E il risultato è già talmente perfetto, da rassicurarmi su un fatto: questa volta non sarà come con i Samael, i Thorns, o gli Aborym. Questa volta si fa sul serio.

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