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The Big Bang Theory, l’incontro con i doppiatori di Sheldon, Leonard e Penny

Il 22 maggio escono i cofanetti della quinta e della sesta stagione di “The Big Bang Theory“, una serie statunitense che racconta le avventure di quattro ragazzi nerd e che ha avuto un grande successo anche in Italia. Al momento la serie è giunta alla settima stagione, in onda su Joy Premium, canale Mediaset del digitale terrestre, ma già sono previste altre tre stagioni di questo fortunato telefilm.

Per festeggiare e annunciare l’uscita dei cofanetti siamo stati in Warner, dove abbiamo incontrato la direttrice del doppiaggio Monica Patrizi e i doppiatori dei tre personaggi principali: Leonardo Graziano che dà la voce a Sheldon Cooper, Gabriele Lopez alias Leonard Hofstadter ed Eleonora Reti, voce di Penny.

I doppiatori si sono anche prestati a doppiare in diretta degli spezzoni di “The Big Bang Theory” tra il divertimento dei presenti in sala. Ecco cosa ci hanno raccontato durante la conferenza stampa.

“The Big Bang Theory” non è una serie semplice da doppiare e ci sono moltissimi fan molto attenti a come vengono resi i dialoghi. Sentite la responsabilità di dover accontentare gli appassionati più esigenti?
Monica Patrizi: Noi cerchiamo sempre un’assoluta aderenza all’originale, che vuol dire non tradire il carattere e le cose che dicono, laddove è possibile tradurre nella nostra lingua. Certo che sentiamo la responsabilità. Entriamo in sala sapendo che non dobbiamo staccarci mai da quello che è stato fatto. Il doppiaggio è un sottotitolo parlato e recitato che permette a chi non capisce la lingua originale di seguire i dialoghi. C’è la responsabilità e un gran lavoro che si fa in sala, perché è lì che i doppiatori hanno in mano il testo, non prima. Chi ha scritto l’adattamento ha seguito la serie, ma i tempi di recitazione li decidono loro, i doppiatori sono attori. Loro sono talmente bravi che a volte abbiamo il timore di non rispettare fino in fondo l’originale. Noi facciamo quello che possiamo in tempi strettissimi.

Quanto tempo occorre a doppiare?
Monica Patrizi: A me arrivano gli originali, io li controllo, li guardo, ma loro no, quindi eseguono in base alle mie indicazioni. Tutto l’episodio è diviso in cinque anelli, così si chiamano gli spezzoni, loro iniziano a guardarlo e a vedere le movenze degli occhi e della bocca, poi si fanno le prove, le incisioni e quando non vanno si rifanno. I tempi sono stretti nel senso che non hanno tantissimo tempo per studiare il personaggio come gli attori che lo interpretano.

Leonardo, hai dichiarato che doppiare Naruto ti ha aiutato a doppiare Sheldon Cooper. In che senso?
Leonardo Graziano: Mi ha aiutato perché è un cartone animato e Sheldon ha dei ritmi molto veloci come quelli dei cartoni animati giapponesi. Sheldon dice tantissime parole e la traduzione in italiano è più lunga dei dialoghi originali. E quindi per far entrare le parole giuste all’interno di quel tempo è stato fondamentale una palestra come Naruto.

Penso non sia stato facile per chi doveva scegliere il doppiatore di Sheldon…
Leonardo Graziano: Il provino me lo ricordo! Lo feci con un’altra direttrice del doppiaggio, Silvia Pepitoni, e quando entrai in sala e vidi il personaggio che volevano interpretassi pensai non fosse per me. Io mi sentivo più adatto a Leonard. Ovviamente non fui il primo a fare il provino, eravamo in diversi e il doppiatore prima di me era stato dentro 45 minuti. Quando io entrai mi fecero vedere una scena del primo episodio dove c’era un monologo di tutte le manie di Sheldon, mi hanno fatto fare una prima incisione e mi hanno detto “Va bene, grazie”. Tutto il mio provino è durato 6 minuti e mezzo. Io ho chiesto di fare un’altra prova, per dire dammi un’altra possibilità, all’altro hai dato 45 minuti, ma loro niente. Poi mi hanno chiamato e mi hanno detto che la parte era mia. Pare che il mio provino fosse stato così efficace che il direttore e l’assistente abbiano detto “È lui, non può essere nessun altro”. Poi l’hanno mandato anche in America per l’approvazione.

Voi avete conosciuto gli attori della serie!
Gabriele Lopez: Sì, al Roma Fiction Festival e furono molto carini, ci abbracciarono come se ci conoscessero.
Leonardo Graziano: A noi dalla produzione avevano detto di fare un salto al Roma Fiction Festival perché ci sarebbero stati gli attori per presentare la serie in Italia. Siamo andati un po’ allo sbaraglio, non c’era nessuno che ci potesse presentare. Alla fine della proiezione ho parlato con una persona che era lì chiedendole di salutare gli attori. Ci ha portati da loro. Jim Parsons è rimasto immobile, forse si aspettava una fisicità diversa, più simile alla sua, ma poi mi ha abbracciato. Johnny Galecki, Leonard, ha abbracciato Gabriele, e Kaley Cuoco, Penny, si è girata e ha chiesto triste «E la mia?». Purtroppo Eleonora che la doppia non c’era. È stata una bella esperienza.

Come fai a non confondere la tua personalità con un personaggio che vedi per la prima volta?
Eleonora Reti: Ti affidi a quello che vedi e quello che senti, e soprattutto al direttore del doppiaggio che ha un ruolo importantissimo e conosce il prodotto alla perfezione per cui ti da le indicazioni per interpretare il personaggio.

Qual è la differenza tra doppiare un personaggio animato e uno in carne e ossa?
Eleonora Reti: Notevole! In alcuni casi è più difficile doppiare un personaggio in carne e ossa, perché il pupazzo non respira.
Gabriele Lopez: Le tecniche di doppiaggio cambiano a seconda del tipo di animazione.
Leonardo Graziano: In genere se sei ben distribuito, è la distribuzione che decide l’assegnazione del doppiatore al personaggio, e si suppone che tu sia adatto a quell’attore e a quel personaggio. Diciamo che dovendo riprodurre il parlato di un attore ti ci approcci in maniera più realistica, invece il cartone ha bisogno di essere sopra le righe, è una recitazione più teatrale. Io credo che chi abbia esperienza in teatro ha una marcia in più nel doppiaggio. In fondo siamo attori specializzati nella voce, e come tali non dobbiamo imporci troppo sul personaggio.

C’è un lavoro di adattamento anche in sala?
Monica Patrizi: L’adattamento lo fanno prima, però se ci accorgiamo che qualcosa non funziona lo aggiustiamo in sala. Ad esempio “Mannaggia alla Peppetta!” di Sheldon è nata in sala. I dialoghisti fanno un ottimo lavoro, non è facile adattare una serie come “The Big Bang Theory”.

Che rapporto avete coi traduttori? Capita che vi arrabbiate perché magari qualcosa non è stato tradotto nel modo migliore tipo una battuta che non funziona?
Leonardo Graziano: Si risolve felicemente in sala! Mettiamo più teste insieme e troviamo un’altra soluzione. Devo dire che i dialoghi di questa serie sono molto precisi, raramente siamo dovuti intervenire.
Leonardo Graziano: Là dove c’è la traduzione esatta lasciamo, altrimenti ne cerchiamo una quanto più fedele possibile all’originale. Ad esempio in un altro episodio c’era una battuta su un gatto e abbiamo dovuto apportare una modifica perché risultasse comica in italiano. Noi dobbiamo anche fare i conti con le risate preregistrate, altrimenti il pubblico si chiede “Ma perché ridono?”.

La sceneggiatura conta tantissime citazioni, da Star Treck a Star Wars, passando per altri film e serie di fantascienza. Voi le citazioni le capite tutte?
Leonardo Graziano: Spesso sì, ma non sempre. Però siamo un team vincente perché i doppiatori di Rajesh Koothrappali, Alessio Buccolini, e Howard Wolowitz, Federico Di Pofi, sono un po’ nerd anche loro. Altrimenti cerchiamo su internet!

Voi quanto siete nerd invece?
In coro: Zero!
Leonardo Graziano: Io un po’ sì!
Eleonora Reti: Io ho scoperto un mondo!

C’è un episodio che ricordate in particolare accaduto in sala di doppiaggio?
Gabriele Lopez: Diversi, noi in sala ci divertiamo tantissimo!
Monica Patrizi: A volte diventa faticoso andare avanti…
Leonardo Graziano: La scena più divertente per me è stata quando entrano i ladri in casa di Sheldon e Leonard e gli rubano tutti i giochi. Sheldon inizia a fare tutta una lista dei giochi che gli hanno portato via e il poliziotto alla fine scrive “Videogiochi vari” (La Reazione Bozeman, 3° stagione, episodio 13, ndr).
Eleonora Reti: Nella settima stagione c’è un pezzo strepitoso tra Sheldon e Amy, per l’ingresso di questo personaggio è stato geniale. Proprio come Bernadette: hanno completato il quadro.
Gabriele Lopez: Io invece ricordo quando abbiamo fatto insieme la canzone con Federico Di Pofi, quando Howard Wolowitz dedica la canzone a Bernadette per convincerla a perdonarlo. (La Formula Della Vendetta, 3° stagione episodio 9, ndr)
Monica Patrizi: Tendenzialmente si dice di lasciare in originale i pezzi cantati, ma io preferisco doppiarli quando possibile. Ci proviamo, non con un maestro in sala, se il risultato è buono lo lasciamo. Loro sono stati molto bravi. Se invece sono in colonna internazionale, una cosa tecnica, allora non si possono doppiare.

Ti identifichi mai con Sheldon nella tua vita personale?
Leonardo Graziano: No! Siamo diversi, anche se in alcune cose mi somiglia, quando è puntiglioso, ma riesco assolutamente a dividere me da Sheldon. Magari uso una parte del mio carattere per entrare nel personaggio.

Una delle forze motrici della serie è l’umorismo e il ritmo di Jim Parsons. Per te che lo studi così da vicino qual è la sua unicità?
Leonardo Graziano: Parlare con gli occhi. È difficile e allo stesso tempo facile stargli dietro, perché basta guardare i suoi occhi e mettersi su quelle frequenze. È un attore molto bravo, che con poco riesce a dare tanto. I suoi occhi parlano da soli.

Visto che la serie è andata crescendo in popolarità, cosa a vostro parere ha funzionato meglio?
Leonardo Graziano: Secondo me è un dato fisiologico. Man mano l’hanno conosciuta sempre più persone che sono andate a recuperare gli episodi precedenti. La serie è bella ed è bello seguirla. Si ci appassiona ai personaggi e alle loro discussioni, come quando devono ordinare il cibo o i siparietti tra Penny e Sheldon quando sono in macchina e c’è la spia rossa del motore accesa.
Gabriele Lopez: Secondo me è assolutamente trasversale perché in realtà le situazioni sono così comiche e così brillanti che prendono una fascia ampia di pubblico di tutte le età.

Rispetto a “The Big Bang Theory” si è detto che all’inizio facesse un po’ fatica a restituire l’immaginario nerd e che invece col tempo questo problema si è risolto. Secondo voi su che cosa si è lavorato per perfezionarlo?
Leonardo Graziano: Io non credo ci sia stato un problema di sceneggiatura. Credo sia la naturale evoluzione della serie perché all’inizio devi delineare un personaggio e quindi non ne puoi restituire subito le sfaccettature anche per non svelare troppo. E poi l’introduzione dei personaggi di contorno come Stuart è stata importante.

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