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The (big) four horsemen

L’evento metal per eccellenza raggiunge Milano con il suo bastimento carico carico di… thrash. È tempo di The Big 4, è tempo di sana violenza sonora.

Il cocente sole di luglio arroventa l’asfalto dell’Arena Fiera, rendendo veramente credibili tutti coloro che preannunciano una calda serata. Non solo in senso musicale, ovviamente. Si parte con gli Anthrax, in formazione rimaneggiata con Andreas Kisser dei Sepultura al posto di Scott Ian, che tutti pensavamo essere a casina a coccolare l’erede… e che invece compare a sorpresa durante “Indians”. Un regalo speciale per un pubblico speciale, o per lo meno così ce la vende lui. Comunque, nell’oretta di concerto concessagli, i newyorchesi attingono a piene mani – grazie al cielo – dai primi dischi, per un set greatest hits in cui latita criminalmente “Among The Living”, lasciata da parte per far posto alla nuovissima “Fight ‘Em Till You Can’t” che dovrebbe apparire sul prossimo album, in uscita nel prossimo autunno. Prestazione tutto sommato apprezzabile, anche se lo smalto non è certo quello di una volta. Anche Belladonna ha fatto meno schifo del solito, e quanto meno gli Anthrax hanno il pregio di non prendersi mai troppo sul serio.

Cosa che invece non possiamo dire dei Megadeth. La band di Dave Mustaine farà anche parte di diritto dei Big Four, ma dal vivo sono una noia mortale fornendo al vostro umile cronista un’ottima scusa per andare a fare scorta di birra. La scaletta tutto sommato è apprezzabile, francamente non li abbiamo osservati con attenzione, ma dal punto di vista sonoro ci hanno fatto molta compagnia mentre si era in fila alla cassa.

Pian pianino il sole si abbassa all’orizzzonte, ma non a sufficienza per garantire agli Slayer l’oscurità che meriterebbero. E visto che il sole non collabora, l’oscuirtà viene fornita direttamente dalla band con un set malevolo e violentissimo, graziato dai suoni spettacolari che sentiamo uscire dall’amplificazione che sovrasta l’immenso palco della Fiera. E tornando al discorso serietà, gli Slayer sono seriamente cattivi, e macinano note passando sui 35.000 presenti come uno schiacciasassi, per niente indeboliti dall’assenza di Jeff Hanneman, degnamente sostituito da Gary Holt degli Exodus. Performance affilata come un rasoio, che porta anche chi non si consdiera grande fan degli Slayer ad un passo dal pogo sul finale al fulmicotone, che infila in rapida sequenza “South Of Heaven”, “Raining Blood”, “Black Magic” e “Angel Of Death”. Nessun compromesso, mai.
[PAGEBREAK] Qualche compromesso invece in passato i Metallica l’hanno fatto, prima di tornare alla decenza con “Death Magnetic”, e a fare tour come un tempo. Ridendo e scherzando, con quel disco ci stanno girando da quasi tre anni. La tappa di Milano dello scorso anno aveva lasciato un po’ tutti con l’amaro in bocca, sostanzialmente per colpa di una scaletta davvero povera. Ci apprestiamo questa sera a dargli un’altra chance con il malcelato ottimismo che nasce dall’aver sbirciato la scaletta della data precedente a Goteborg.

L’intro di Ennio Morricone inizia a risuonare allo scoccare delle 21:30, accompagnando l’entrata in scena dei four horsemen, che varano lo show con “Hit The Lights” e “Master Of Puppets”. Ok, siamo sulle coordinate di Goteborg e quindi, a meno di disastri imprevedibili, dovrebbe trattarsi di un gran concerto. “The Shortest Straw” passa via liscia per lasciare il posto a trittico da capogiro che allinea “Seek And Destroy”, “Sanitarium” e “Ride The Lightning”. Band in gran forma, Hammett è una sicurezza, Hetfield assolutamente sul pezzo. Si prosegue con “Through The Never” e “All Nightmare Long” per passare poi al Black Album con l’incedere maestoso di “Sad But True”. Il delirio si scatena sulla rediviva ed attesissima “Call Of Ktulu”, e perdura con l’immancabile “One” ed una mai ridondante “For Whom The Bell Tolls”. Il pubblico accompagna Hetfield, che tra i suoi numerosi siparietti inserisce le lodi per le doti vocali dei fan italiani. “Blackened” precede una splendida “Fade To Black”, che dopo aver spezzato 35.000 cuori lascia a “Enter Sandman” il compito di chiudere il main-set.

Brevissima la pausa, i 4 tornano nuovamente sul palco annunciando una cover, e la contestuale necessità di alcuni musicisti di supporto. Non che sia una sorpresa, ma vedere sul palco il gotha del metal mondiale scatenarsi con “Die Die My Darling” dei Misfits fa sempre il suo effetto. Stavolta c’era pure Dave Lombardo. Saluti, baci e abbracci tra colleghi, e poi via di corsa con “Damage Inc.”. Il bacetto della buona notte arriva sotto forma di “Creeping Death”, con quel “Die! Die! Die!” scandito a gran volume da 35.000 voci che accompagna l’uscita di scena della band, e sancisce la conclusione dell’evento metal dell’anno.

Tirando le somme, positiva la prova degli Anthrax, che divertono sempre pur non brillando come un tempo. Megadeth abbastanza pallosetti, Slayer sugli scudi e probabilmente i veri protagonisti della serata. Metallica eccellenti, scaletta assolutamente da urlo e grandissima professionalità. Rabbia e cattiveria non sono (e non possono essere) ai livelli degli esordi, ma con i tempi che corrono forse non è il caso di lamentarsi troppo.

Anthrax :

Caught in a Mosh
Got the Time
Madhouse
Antisocial
Indians
Fight ‘Em Till You Can’t
Medusa
Only
Metal Thrashing Mad
I Am The Law (intro: Refuse/Resist (Sepultura) – outro: Whiplash (Metallica))

Megadeth
:

Trust
In My Darkest Hour
Wake Up Dead
Hangar 18
Head Crusher
Poison Was the Cure
1,320′
Sweating Bullets
Public Enemy No. 1
A Tout Le Monde
Symphony of Destruction 12. She-Wolf
Peace Sells
Holy Wars… The Punishment Due

Slayer:

World Painted Blood
War Ensemble
Postmortem
Temptation
Stain of Mind
Disciple
Dead Skin Mask
Hate Worldwide
Mandatory Suicide
Chemical Warfare
Dittohead
Seasons in the Abyss
Snuff
———————-
South of Heaven
Raining Blood
Black Magic
Angel of Death

Metallica
:

Hit the Lights
Master of Puppets
The Shortest Straw
Seek & Destroy
Welcome Home (Sanitarium)
Ride the Lightning
Thourhg The Never
All Nightmare Long
Sad But True
The Call of Ktulu
One
For Whom the Bell Tolls
Blackened
Fade to Black
Enter Sandman
——————–
Die Die My Darling (con Slayer, Megadeth e Anthrax)
Damage, Inc.
Creeping Death

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