Home > Recensioni > The Black Halos: We Are Not Alone

Nostalgia canaglia

A volte non è sufficiente la produzione di un genio come Jack Endino per essere ficcanti. E questo è quantomeno atipico. Perché, tralasciando le cose eccelse sfornate in passato, in anni più recenti l’ “uomo di Seattle” è stato capace di sviscerare su disco il livore belluino di soggetti da galera come Zeke e Therapy?, opera non certo semplice. Con i The Black Halos firma la quarta produzione consecutiva, offre alla band una professionalità lampante permettendogli di uscire alla grande con un mixing incisivo, ma non riesce a conferirgli un valore aggiunto che possa farla svettare tra i tanti neofigliocci del circuito punk’n’roll. Ammesso che questa definizione abbia ancora un senso.

E così il combo canadese viaggia nel tracciato dei tipici stilemi datati ’77 (“Disbelief” ricorda i Buzzcocks di “Ever Fallen In Love?”) con una spruzzatina di street/glam anni ’80 e un piglio più moderno dove alle sfuriate eversive (?) dei Pistols e alle strutture ammiccanti degli Hanoi Rocks si sostituiscono schemi adeguati a palati più giovani, assuefatti a versioni meno crude di punk-rock vecchio stile. La voce di Billy Hopeless, poi, si derubrica in tempo zero per qualche raschiata da mestierante consumato e per uno stile “nasale” (maledetto Fat Mike!) che grida vendetta ad ogni secondo di “We Are Not Alone”. Un’agonia.

Certo, il quintetto di Vancouver ha uno stile estetico da street-rock-nostalgia pura, e in questo supera il cattivo gusto di tanti imberbi pop-punker da Mtv, ma quando si arriva a episodi quali “Madam Merlot” e “Download” lo spettro dei Simple Plan solo poco più incazzati inizia a farsi minaccioso e, anche dopo diversi ascolti, i The Black Halos finiscono col lasciare davvero poche tracce del proprio passaggio.
Ottimo sottofondo a deliranti party casalinghi tra amici o a vacanziere sfrecciate automobilistiche, restano il classico prodotto per appassionati.

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