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The Blackout: Tra emo e hardcore

I Blackout sono un gruppo britannico ancora poco noto al di fuori del mondo e del gusto anglosassone. Nonostante ciò, stanno per dare alle stampe il quarto disco in studio – il solare “Start The Party” – classificabile nell’ambito screamo e in linea con le tendenze moderne. LoudVision ne parla con uno dei due cantanti, il castano Gavin Butler, nel mentre che si allestiscono i preparativi per la promozione del nuovo album.

Ciao Gavin e benvenuto su LoudVision. Che stavi facendo in questo momento?
Ciao. Insieme al resto della band sto mettendo insieme l’attrezzatura per il nuovo tour.

Proseguite con la pubblicazione di un album ogni due anni. È difficile tenere il passo?
Penso che al giorno d’oggi occorra accelerare il passo, che non sia possibile pubblicare un disco ogni quattro anni, perché finisci per venire dimenticato. Per noi non è un problema scrivere musica, siamo a nostro agio e quando arriva il momento di scrivere un disco ci raduniamo insieme, è divertente!

Scrivete musica solo a casa o anche in tour?
No, in tour mai. Ci abbiamo provato una volta, portando nel bus i computer e tutto quanto occorre per registrare, ma dopo un’ora e mezzo di concerto ogni sera hai bisogno di bere e rilassarti, così abbiamo capito di non poter registrare in tour. Una volta tornati a casa è molto meglio.

Qual è la genesi di “Start The Party”? Magari… proprio una festa?
Può darsi che lo fosse. Eravamo tornati dal nostro tour di maggiore successo nel Regno Unito e, come ho detto, in tour ci si rilassa non facendo nulla. Ci eravamo divertiti tantissimo e mentalmente era come se fossimo ancora in giro, abbiamo cominciato a scrivere i nuovi pezzi così sono venute fuori canzoni festaiole ed energiche.

Le canzoni dell’album hanno qualcosa in comune, oltre la necessità di divertirsi?
Sì, anche se rientra sempre nella stessa ottica di pensiero: mantieni un’attitudine mentale positiva, non lasciare che la ruota giri per conto suo, anche se talvolta può costare fatica. Il tizio sulla copertina, Matthew Pritchard dello show Dirty Sanchez, è il perfetto personaggio da festa e che rappresenta questo tipo positivo.

Siete andati di nuovo negli Stati Uniti per le registrazioni?
No, siamo andati ai Distillery Studios vicino a casa nostra, un moderno e bellissimo edificio in mezzo alla campagna inglese. Qualcuno si è anche impressionato! Ma le registrazioni sono venute molto bene.

L’idea di collegare i due nuovi video, “Start The Party” e “Running Scared”, nella stessa ambientazione a Ibiza, è stata una vostra idea?
Sì e no. Siamo andati da quelli dell’etichetta per dir loro che avevamo un’idea per il video, ma che sarebbe stato girato come dicevamo noi. Ci hanno risposto: «Bello, bene, ma vedete se riuscite a far stare due video nel budget». A noi andava bene. Siamo stati a Ibiza un paio di giorni, riuscendo a fare dei filmati coerenti con i due singoli, che sono un po’ diversi l’uno dall’altro. Sono contento di aver avuto questa opportunità.

Anche i testi delle due canzoni sono collegabili?
In un certo senso. “Running Scared” parla del tentativo di ritrovare il feeling di “Start The Party”, buttare fuori le ombre e recuperare quella buona predisposizione mentale. Da questa prospettiva si può parlare di un collegamento tra i due brani.

Tra le tappe del tour, non ci sono date in Europa meridionale. Manca ancora un riscontro commerciale da queste parti?
In effetti, da quelle parti abbiamo suonato un paio di volte. Sono stati dei buoni spettacoli, ma non era venuta molta gente, non da permetterci di recuperare i soldi investiti per il viaggio. È triste, speriamo di tornare prima o poi. Ce l’avevamo quasi fatta col tour degli Stone Sour.

La band proviene da una cittadina nel mezzo del Galles. Sei anche in grado di parlare gallese?
Ho studiato un po’ di gallese quando andavo a scuola ma la realtà è che nell’ambiente in cui sono cresciuto nessuno parla gallese. A scuola l’ho preferito a tedesco e francese, ma purtroppo non posso dire di conoscerlo.

A parte i singoli, quali sono le nuove canzoni che pensate di portare ai concerti?
In realtà la questione è ancora aperta per questo tour in Inghilterra. Riguardo ai singoli, pensiamo di alternarli tra le serate. Per le altre canzoni, pensiamo a “Let Me Go” e a “Radio”, pezzi che sono già stati scelti dal pubblico.

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