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“The Blonde Album”: l’indagine interiore delle I’m Not A Blonde [INTERVISTA]

Si chiamano Chiara Castello e Camilla Matley, ma sono conosciute dai più sotto il nome di I’m Not A Blonde. Dopo tre EP e un album, è arrivato anche per loro il momento di farsi delle domande e ricercare la propria identità artistica. Ed ecco la risposta: “The Blonde Album”. Il tema centrale è il cambiamento, visto da diverse prospettive: si parla di rapporti che mutano con il passare del tempo, della percezione di se stessi che si scontra con il giudizio degli altri. Per il “duo rosa”, oppure “duo arty-electro-pop”, questo è l’inizio di un nuovo cammino musicale. E per percorrerlo hanno chiamato collaboratori di tutto rispetto: da Gianmaria AccusaniDaniel Hunt, senza dimenticare Camilla Davoli. In questa intervista ci hanno parlato di questi incontri, dell’importanza dell’istinto per loro, dei loro progetti futuri e di molto altro ancora.

Il 26 gennaio uscirà il vostro nuovo album, “The Blonde Album”. I vostri precedenti lavori erano nati da una pura esigenza creativa; questo nasce in seguito ad una profonda riflessione, al fine di definire la vostra identità artistica. Dove vi ha portate questa ricerca?

Camilla: Ci ha portato i nove brani, che sono uno sviluppo della prima parte della nostra attività come duo: sono più complessi e investigano diversi mondi. I primi 3 EP erano più immediati. Qui invece, in pezzi come “The Road” e “Five Days”, avevamo la tranquillità e la voglia di addentrarci in ballate, spaziando di più. Poi ci ha portato anche ad aprire il progetto a collaborazioni. Gli EP sono nati da un lavoro tutto nostro. In “The Blonde Album”, invece, i provini sono nati dal nostro lavoro, ma nella fase successiva sono entrati in gioco Gianmaria Accusani, che ci ha aiutato nella scrittura di alcuni brani e Daniel Hunt. Per quanto riguarda quest’ultimo avevamo in mano un brano, “A Reason”, e glielo abbiamo fatto sentire. Gli è subito piaciuto molto perchè gli ricordava un gruppo punk rock newyorkese, i Pylon, e ha deciso di lavorare alla produzione. Per ultimo, ma non meno importante, abbiamo affidato il missaggio a Matilde Davoli, di cui avevamo molto apprezzato l’album.

Avete nominato Gianmaria Accusani. Tornando per un attimo alla prima domanda: considerando che per voi questo album parte da un’analisi interiore, quanto è stato difficile doversi raccontare guardandosi però con gli occhi di un altro?

Camilla: All’inizio eravamo un po’ spaventate. I brani che sono arrivati nelle sue mani avevano già una forma abbastanza definita, ma secondo noi avevano la necessità di passare a un gradino superiore. Lui si è occupato della scrittura, dell’armonia e della melodia, facendo quindi un passo indietro rispetto al lavoro svolto. A quel punto noi abbiamo “rimesso mano” ai pezzi seguendo i suoi suggerimenti. Gianmaria è stato estremamente rispettoso: ha compreso che avevamo un’identità forte e costruita. Alla fine è stata una bella esperienza, per niente traumatica.

Quanto c’è del vostro istinto quindi qui dentro?

Camilla: Tanto. I pezzi nascono perché ci si innamora di un riff, di una strofa, delle parole di un ritornello. Noi abbiamo il nostro gusto e quello è già istinto. Certo, più vai avanti e più temi che ciò che fai confermi oppure smentisca i feedback che hai ricevuto. Per questo che a un certo punto abbiamo iniziato a farci domande. Poi però quella tensione si è sciolta e ci siamo affidate al nostro gusto.

Cosa pensate voi dell’abitudine di attribuire sempre etichette ad ogni artista? Sono davvero necessarie secondo voi?

Camilla: Nel nostro caso l’etichetta è il “duo al femminile”, “il duo rosa”. Ci hanno detto che ci perseguiterà per tutta la vita (ride, ndr). Cosa vuoi che ti dica? Evidentemente sì, c’è bisogno di etichette per semplificare.

L’album è composto da nove brani. Il tema centrale è il cambiamento: tutto muta. Ma ci sono cose / valori / sentimenti che nella vostra vita sono sempre rimaste immutati, nonostante il tempo e le esperienze?

Camilla: Che domanda difficile!

Sì, una cosa è l’ottimismo. Questo valore torna nei momenti di sconforto, di osservazione del mondo circostante. La nostra voglia di vivere e di fare resta sempre.

Uno dei singoli estratti, “Daughter”, parla in sostanza dello scontro tra ciò che siamo e ciò che gli altri vorrebbe che fossimo, con una vena malinconica. Quanto è difficile secondo voi restare se stessi in questa società?

Camilla: Il restare se stessi è molto legato all’età. La ricerca di identità dai 13 – 14 anni fino ai 25 – 28 – 30, chi più chi meno, è un percorso obbligato. Crescendo, se si hanno abbastanza sensibilità e intelligenza, ci si riesce a costruire una propria identità. Quando percepisci che chi hai di fronte non vede ciò che ti aspetti può essere disturbante e farti soffrire… Ma a un certo punto devi farti un’autoanalisi: se sei sereno rispetto a ciò che sei, e hai raggiunto un certo grado di tranquillità, quello che pensano gli altri è un loro problema.

Nel corso degli anni la vostra musica è stata spesso accumunata a quella di Moloko, Le Tigre, Holy Ghost! E Tune Yards. Vi sentite davvero vicine a questi artisti? Quali sono gli artisti che hanno influenzato la vostra musica?

Camilla: mi hanno influenzato molto i Moloko. Il loro modo di suonare dal vivo così corale, pazzo, i loro concerti vissuti come fossero una super festa sono sempre stati per me un riferimento. Dal punto di vista chitarristico, di suoni, di sicuro mi ha influenzato la new wave anni ’90: i Cure, i Talking Heads. Poi i Depeche Mode nella loro capacità di scrivere riff di chitarra, ma soprattutto di synth, molto incisivi, molto pop, molto cantabili. Questa cosa mi ha sempre affascinato.

Chiara: per me un riferimento sono i Tune Yards per l’uso della voce in maniera molto ritmica e per quello della loop.

Il 25 gennaio suonerete al Biko di Milano: ci saranno modifiche negli arrangiamenti rispetto all’album?

Camilla: No, abbiamo cercato di rimanere il più fedeli possibile al disco. Infatti, essendoci pezzi molto scritti e forse meno electro rispetto a prima, abbiamo coinvolto un batterista, Leziero Rescigno, ex Amor Fou, La Crus, che ha un set ibrido: ci sarà una parte di cassa fisica ed poi ci saranno pad elettronici. Quindi ci vedrete in una formazione anomala. Sarà una bella sfida.

E potete darci qualche anticipazione sulla scaletta?

Camilla: La scaletta prevederà tutti i brani del nuovo album e poi ci sarà una parte centrale in cui ripescheremo 3 – 4 brani degli EP passati.

Seguiranno altre date poi?

Camilla: Sì. Il 1 febbraio saremo a Berlino al Private Club. Il 10 febbraio ad Osnago all’Arci La Loco, il 18 febbraio al Belleville a Paratico (Brescia). Poi faremo un mini tour in Puglia, il 1 e 4 marzo più due date ancora da confermare ed il 17 marzo saremo a Genova al Centro Sociale Zapata.

Un’ultima domanda: come vi vedete tra 10 anni?

Camilla: io sarò vecchia e scriverò colonne sonore (ride, ndr).

Chiara: io non penso più in là di domani!

 

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