Home > Recensioni > The Bronx Casket Co.: Hellectric

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Tre grandi per una grande delusione

Il gruppo di DD Verni (ex bassista degli Overkill), Jack Frost (ex chitarrista dei Seven Witches) e del frontman, ugola orrorifica, Myke Hideous/Spy (ex Misfits) giunge al terzo capitolo di un’avventura nel dichiarato intento di percorrere una nuova frontiera del doom. In realtà si tratta solo di un album heavy classic, con contaminazioni gothic e doom (modello Black Sabbath e Candlemas). Le strumentazioni orchestrali fanno a compromessi con l’elettronica (la batteria, per esempio, convince poco). Il tutto non si sposta molto dal canovaccio della N.W.O.B.H.M.
L’intento di creare atmosfere funeree e sulfuree è evidenziato sin dalla cover art (che raffigura un lugubre manifesto mortuario) e dal gioco di parole del titolo dell’album.
Tuttavia, come nel secondo lavoro, i B.C. compiono un errore imperdonabile: le canzoni, eccessivamente lunghe, si trascinano ripetendosi alla nausea (come in ‘In My Skyn’, dove nove minuti lentissimi, scanditi solo da un paio di accordi, sono davvero eccessivi!). Lo schema è, inoltre, molto lineare e privo di elaborazioni rimarchevoli: strofa, ritornello, strofa. Anche sotto l’aspetto tecnico, il gruppo non dà prova delle proprie referenziali: potenzialità che restano tali, perché solo intuibili tra le righe del pentagramma. Non c’è dunque grande merito, se non quello di aver tentato di ridare luce ad un genere ormai in lento declino.

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