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  • The Calling: Two

    The Calling

    Data di uscita: 27-10-2004

    Loudvision:
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Rock fresco, ballad e un duo pop-rock amabile

Parlare dell’album “Two” a qualche mese dalla sua uscita ha un significato diverso dalla semplice schedatura del prodotto. Parlarne col senno di poi, dopo l’effetto lasciato dai singoli, l’ultimo dei quali è “Anything”, implica una riflessione critica che tenga in considerazione il tempo trascorso. Il duo di Los Angeles allevato in seno alla BMG, che per cinque anni ha curato la loro formazione, si è trovato di fronte al compito non facile di bissare un successo conquistato in modo lento e solido dal precedente “Camino Palmero”, le cui canzoni sono apparse in colonne sonore di blockbuster movies come “Daredevil” e il cui hit più famoso, “Adrienne” li ha portati alla ribalta con il titolo di “best new act” agli European Music Awards. Dopo simili traguardi, la band risponde intitolando “Two” il loro secondo album, con un accento di sobrietà.
Infatti, è proprio la sobrietà che ancora oggi questo disco trasmette a rendere la proposta valida e duratura; il duo “fraterno” Alex Band/Aaron Kamin porta avanti il tipico crossover rock a cui ci hanno abituati, a metà tra la tradizione della rock ballad ed una espressività carismatica propria della produzione musicale del gruppo, fatta di armonie chitarristiche e arrangiamenti acustici ben rifiniti che comunicano una vena sentimentale ancor prima che energica. La opener “one By One” si insinua già in modo gradevole nel verse; poi, nel ritornello, colpisce immediatamente per il taglio nostalgico delle linee vocali, ben supportate da Aaron che dipinge un moderato-intenso quadro di armonie ritmiche e melodiche, collaudato ma sempre d’effetto.[PAGEBREAK]Il costrutto musicale della successiva “Our Lives” è scandito nel pattern verse/pre-chorus/chorus che crea con destrezza un passaggio senza soluzione di continuità da ariose e fresche melodie acustiche a riff elettrici cavalcati dalla cristallina e decisa voce di Alex. I mood cambiano, con un range che va dall’ottimismo malinconico di “Things Will Go My Way” che combina l’incisività della chitarra elettrica con il delicato refrain dominante, e con l’easy listening ingegnoso dell’acustica “Believing”. “Anything” allenta la tensione, marciando a ritmo più spedito su riff catchy e sul ritornello facilmente assimilabile. Infine il gioiello “If Only”, che mette in luce l’espressività del cantato-parlato di Alex insieme alle sempre varie sfumature chitarristiche; il ritornello raggruppa l’ispirazione del pezzo che si pone quindi come una ballad rock dallo spettro cromatico complesso ed allo stesso tempo ben definito. Ho potuto notare solo un leggero scolorimento verso la fine dell’album, con canzoni tipicamente da repertorio dei The Calling ma di non particolare spicco.
A conti fatti “Two” riconferma il talento di songwriters di questi rocker californiani; ogni canzone affronta temi particolari, ma riesce ad elevarsi a livello di archetipo, facilmente condivisibile e personificabile. La sua immediatezza è frutto dell’ingegnosa creatività condensata nella buona capacità comunicativa e nella personalità del duo. Per gli amanti del pop-rock e del crossover: è semplicemente un disco da avere insieme al precedente.

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