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Nemmeno la sfinge

The Child Of Lov è il nome d’arte che un giovinastro proveniente dai Paesi Bassi s’è accaparrato per fare della musica un vero e proprio mestiere.
Al suo debutto non ha messo mano uno sconosciuto: è stato Damon Albarn a dirigere l’orchestra, guidando il neonato artista verso un successo quasi inevitabile.

L’immaginazione, il mistero e l’introspezione magnetica che permeano la musica di Cole Williams- uno strano parto generato dall’elettronica, dalla popolare e specialmente da un soul misto a funk che potrebbe far tornare alla mente i ricordi di Prince e Stevie Wonder (sia lodato il falsetto)- sono il filo conduttore di un album che si schiaffa nelle orecchie e difficilmente riesce a togliersi dalla testa di chi lo ha ascoltato almeno una volta.
Sperimentazioni riuscite.

Era chiaro che l’altissima affinità tra Williams e Albarn- entrambi pionieri in ciò che si son messi a fare, chi prima, chi dopo- avrebbe dato vita a qualcosa di infinitamente apprezzabile, sia agli occhi di coloro che i Blur non sanno manco cosa siano, sia a quelli dei più attenti.
Una menzione va a “Warrior”, pezzo neo-soul da brividi, e un altro a “One Day”, dove Albarn si mette fisicamente in gioco.
Qualcuno andrà molto lontano.

Pro

Contro

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