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The Crown: Buon anniversario

13 anni di carriera non sono pochi. Questa lunga strada è stata necessaria ai The Crown per giungere (quantomeno vicini) al top di una scena europea che ama alternare band consolidate e fuochi fatui. Nella prima categoria rientrano di certo i nostri, afflitti comunque da probabilmente noti sconvolgimenti di personalità dietro al microfono, impugnato per breve tempo dal nume ispiratore che risponde al nome di “Tompa” Lindberg. Per fortuna l’unica conseguenza dei misfatti è stato il chiacchiericcio che ha portato il nome della band sulla bocca di tutti, preparandola a rilasciare un album che, rifacendosi al passato, vuole essere un suggello ad una carriera che ha ormai compiuto il passo decisivo verso la notorietà.
Dopo aver parlato lo scorso anno con uno dei due songwriter principali, il chitarrista Marko Thervonen, quest’anno abbiamo scelto di sondare le opinioni del monumentale batterista Janne Saarenpää.

Come previsto non ci è stato possibile porre domande sul nuovo cambio di singer, a causa delle asfissianti e ripetute richieste a cui era stata sottoposta la band nei mesi scorsi, le risposte a tutte le Frequently Asked Questions sono state pubblicate sul sito ufficiale della band e portano proprio la firma del nostro interlocutore. Vediamo dunque di riassumere il tutto, invitandovi ad approfondire la questione sul sito ufficiale della band.

Ci puoi raccontare le ragioni dello split con Tompa?
Dopo che Joahn Lindstrand ci aveva lasciati, a causa delle difficoltà che trovava a seguirci in tour impegnativi, abbiamo trovato in Thomas Lindberg un degno sostituto. Dapprima tutto andava bene ed abbiamo registrato un ottimo album come Crowned In Terror. In seguito ci siamo imbarcati nel tour di supporto ed i problemi sono cominciati a venire a galla: in pratica a lui piaceva ubriacarsi prima dei concerti, mentre noi preferivamo di gran lunga farlo dopo. Sai, è difficile far ragionare insieme persone brille e sobrie! Ecco dunque che Thomas ha abbandonato la band prima del mini-tour che abbiamo tenuto nel 2002, in questa situazione ci siamo fatti aiutare dal nostro amico Johan, che ovviamente conosceva tutte le vecchie canzoni al meglio, ed abbiamo quindi deciso di prendere lui di nuovo con noi in via permanente.

Siete dunque stati voi a volere Thomas fuori dal gruppo o è stato lui ad andarsene?
Siamo stati noi a cacciarlo, comunque anche lui ha dichiarato che se ne sarebbe voluto andare. Non ti dico le polemiche che sono sorte dopo che abbiamo rivelato il motivo dello split, con Thomas che se n’è andato in giro ovunque a cercare di tappare le fughe di notizie, col risultato di sollevare invece un gran polverone.

La gente vi sta ancora facendo domande su questa faccenda, nonostante abbiate esplicitamente richiesto di non riceverne?
Eh sì, ce ne sono ancora alcune.

Il vostro cantante Johan se n’era andato a causa della troppo intesa attività live. Avete risolto ora tutti i problemi con lui su questo fronte?
Sai, in quel momento stavamo girando tantissimo e non venivamo praticamente pagati nulla! Era molto difficile, dato che a casa c’erano le bollette da pagare. Perciò Johan decise di lasciare la band per portare avanti la sua vita familiare, non vedeva altra possibile scelta. Quando ci siamo ritrovati di nuovo senza un cantante, lui aveva dimenticato la sua vita privata ed era dispostissimo a tornare con noi, dato che si era pentito di aver lasciato la band. È tornato con un’attitudine completamente nuova per la band e per il tour, cercheremo dunque di far quadrare i conti economici. È tornato quindi a tempo pieno.

Vediamo dunque di passare all’argomento principale, ossia il nuovo album. Quando avete cominciato a lavorare sulle nuove canzoni?
Abbiamo cominciato a lavorare seriamente su queste canzoni nella scorsa estate, quella del 2002. Ad ogni modo ci sono, come sai, molti riff che risalgono a molti anni fa, al periodo in cui registravamo ancora demo, dunque è difficile dire quando abbiamo cominciato a scrivere le canzoni.

Ci sono composizioni che avete scartato?
Abbiamo provato su 15 canzoni, ma abbiamo deciso di accantonarne due per il futuro. Continueremo a lavorarci e le registreremo nei prossimi album, dunque non si tratta di veri e propri scarti.

Come è stato il processo di songwriting?
È stato molto back to the roots. Per “Crowned In Terror” non avevamo potuto lavorare molto sulle canzoni, dato che eravamo stati impegnati nella difficile ricerca di un nuovo cantante e poi avevamo i nostri impegni lavorativi, qualcuno andava ancora a scuola, dunque giungevamo a fine giornata molto stanchi. Non avevamo potuto lavorare tanto come al solito su quell’album, questa volta volevamo invece dedicare molto più tempo al songwriting e fare un lavoro molto duro e pesante. Per quanto riguarda il contenuto, l’unica differenza con gli altri album, nonostante non ci sia stata nessuna pianificazione in proposito, è che abbiamo cercato di rendere le cose più semplici, più dirette al punto. Così si può suonare più rilassati e si riesce ad essere più convinti, dando alle canzoni maggiore potenza.
[PAGEBREAK] Il numero 13 rappresenta i vostri anni di carriera, ad ogni modo è anche legato con forza al concept orrorifico che sta dietro all’album. Quale delle due idee è nata per prima?
Era il nostro tredicesimo anniversario, dunque è senz’altro questa la prima cosa che ci è venuta in mente. Poi ci siamo accorti di avere 15 canzoni e ne abbiamo prese 13. Cominciava dunque a delinearsi un qualcosa che avesse a che fare col numero 13. Quindi Magnus (bassista) ha avuto l’idea del concept orrorifico, con l’artwork che poteva rappresentare un vecchio film, ed ecco che è nato tutto.

Vedo che considerate questo un passo molto importante per la vostra carriera musicale. Non pensate di aver impiegato fin troppo tempo per giungere alla notorietà?
Sì, lo abbiamo notato. Molta gente ci ha detto che stavamo facendo le scelte sbagliate quando pensavamo allo studio, o al tour da intraprendere. Ad ogni modo abbiamo sempre voluto fare tutto a modo nostro, ed abbiamo scelto la strada più lunga. Credo dia soddisfazione essere sinceri, guardare alla propria carriera di 13 anni e constatare che si è stati sempre sinceri. Ci è costata una lunga strada e molti album questa scelta, ma ne è valsa la pena.

Preferireste restare underground, oppure divenire più esposti di quanto siete ora? Qual è la dimensione ideale per la vostra band?
Non vedo problemi nell’uscire dall’underground in questo modo. Amiamo suonare la nostra musica, amiamo andare in tour insieme, dunque sarebbe bello poter vivere di questo, certamente lo faremmo, non è una cosa che possiamo escludere per il futuro. Poi però c’è la gente che quando cominci a vedere album ti accusa di esserti venduto. In questo caso penso sia giusto che ognuno si possa sentire libero di fare ciò che vuole, e finora è quello che abbiamo fatto noi negli anni.

Penso che dovremmo parlare della grafica di “Possessed 13″. Il team Locust ha cominciato a lavorare con voi per caso, con il logo “Crenom” di “Crowned In Terror”. Si tratta al momento del vostro team grafico ufficiale?
Sì, certamente per questo album, si tratta della prima copertina che disegnano. Siamo ben disposti per il futuro, ma siamo comunque aperti per ogni idea, sia per la grafica, che per lo studio di registrazione o il sound. Ovviamente è molto probabile che continueremo con loro per il prossimo album.

Il loro primo lavoro è stata la “cover” di un logo. Anche in questo caso il nuovo logo è una sorta di “cover” di un famoso logo…
Hanno sempre fatto questi giochi di “cover”. Hanno fatto il nostro logo come quello dei Death, come quello dei The Haunted… è sempre un gioco per loro. Quando si è cominciato a parlare di questo album avevamo bisogno di un logo horror: abbiamo provato a fare qualcosa a partire dal nostro logo originario, ma non era abbastanza inquietante, mentre loro avevano quello che alla fine abbiamo scelto. Si tratta del logo che ci era tanto caro quando ascoltavamo gli album dei Morbid Angel o degli Entombed da ragazzini, quello della Earache. Ovviamente si tratta di un logo che non riutilizzeremo. La prossima volta avremo qualcosa di nuovo, magari con il nostro vero loro, vogliamo rinnovarci!

Come è nato con più precisione tutto il concept orrorifico?
È stato principalmente Magnus ad ideare la cosa, lavorando con i ragazzi del Locust team. È stata una vera e propria sorpresa, dato che sapevamo soltanto che si sarebbe intitolato Possessed 13 e sarebbe stato come un vecchio film, niente di più preciso. Dopo un po’ ci hanno presentato la copertina e la maggior parte dell’artwork interno e noi siamo rimasti veramente sbalorditi, dato che era bellissimo.
È la prima volta che abbiamo un package di cui siamo soddisfatti al 100%, dato che vi abbiamo lavorato tantissimo: ci sono voluti 6 mesi per ottenerlo!
[PAGEBREAK] Dunque sono apprezzati nella band i vecchi film orror?
Sì, siamo tutti dei patiti di film, in particolare Magnus e Johan di film horror. È divertente come questi film horror degli anni ’70 con un budget ristrettissimo, sangue dappertutto e ragazze quasi senza vestiti, fossero così seri, allo stesso modo di cui noi siamo così seri nei confronti della nostra musica, dunque si tratta di un accoppiamento perfetto.

L’album è diviso in tre parti. Perché? Come avete scelto le canzoni per le tre parti?
Si tratta sostanzialmente dell’ordine delle tracce, su questo eravamo già d’accordo. Mentre Magnus ha voluto aggiungere una divisione in tre capitoli per rispettare maggiormente il concept horror. Non ci sono concetti profondissimi dietro a questa scelta. Ad ogni modo, guardando alle canzoni in ogni gruppo, sembra di vedere tre mini-album all’interno di quello principale.

La versione promo di “P13″ ha dei “blips” al suo interno, idealmente per evitare che si usufruisca a pieno dell’album, soprattutto via Internet, prima dell’uscita nei negozi. Avete comunque regalato ai fans una canzone intera in download dal vostro sito. Cosa ne pensate dunque di Internet, della pirateria e degli mp3?
Credo sia triste che la stampa della avere il promo con i “blips”. Non ha nulla a che fare con noi, non so se sia il metodo migliore. Penso comunque che ogni persona al mondo sa che se tutti scaricano l’album e nessuno lo compra, la nostra band vende zero copie dell’album, la label va fallita e non ci può essere futuro. Le persone lo sanno che le band dipendono dalle vendite, sanno che così le band possono morire. D’altro canto si tratta anche di un bel mezzo per diffondere la propria musica tra la gente, dato che tutti hanno modo di ascoltarla.

Pensi che questo processo possa essere veramente dannoso per una band come la vostra?
Non lo so. Stiamo crescendo con la nostra band, è difficile dirlo in questo momento. Prima di Internet esistevano comunque lo scambio di nastri o altri mezzi. È così difficile da dire, dato che il fenomeno si è soltanto ingrandito.

Avete registrato un videoclip per il nuovo album. Si tratta del primo della vostra carriera?
Abbiamo fatto già due video prima di questo, per il primo ed il secondo album, quando ancora non eravamo alla Metal Blade. Lo trovavamo utile dato che c’erano ancora molti show televisivi a mostrare video metal, si trattava dunque di buona promozione per gli album. Sono passati però molti anni e quasi nessuna band estrema ha rilasciato dei video. Ad ogni modo ora c’è Internet, dunque il video è disponibile per tutti ed ancora una volta si tratta di un buon mezzo di promozione. Speriamo di averlo disponbile sul sito web prima di partire per il tour.

Allora è indirizzato al download, più che ai passaggi televisivi.
Ci piacerebbe andare in TV, ma non credo ci siano motli show televisivi disposti a mandarlo. In questo modo è disponibile per tutti sul nostro sito web.

Andate dunque a scaricarlo!

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