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  • The Cyborgs: The Cyborgs

    The Cyborgs

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In principio fu il rockabilly

Un disco che si apre con un boogie vecchio stile, ma con elementi futuristici promette bene. Se poi s’aggiungono l’ironia della voce ed il fatto che il gruppo in questione sia un duo robotico, ancora meglio.
Blues, rock’n’roll e rockabilly in chiave grezza si incontrano nel bel mezzo dei circuiti che rivestono i due personaggi privi d’identità, chiamatisi soltanto 0 e 1.

Musica binaria, forse; sicuramente i cenni al passato sono costanti e fanno immergere l’ascoltatore ora nelle atmosfere sfumacchiose dei locali anni ’40 (“Bag Time”), ora invece in distese di asfalto su cui rombano motori (“Highway Man”) con una punta di microfono distorto e tastiera d’avanguardia.
Il risultato è abbastanza piacevole.

La batteria cavalca lungo anni e anni di generi musicali che si sono susseguiti a partire dalla scoperta del gospel. Non è strano perciò trovare adattamenti moderni di pezzi tipicamente relegati al ventesimo secolo.
Notevole è l’accostamento di attrezzi industriali (bidoni, per esempio) al classico equipaggiamento: indice di sperimentazione.

Pro

Contro

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