Home > Recensioni > The Devin Townsend Band: Accelerated Evolution

Alla ricerca del sentiero in casa Townsend

Con ancora nel cuore le grandi distese oceaniche del progetto Biotech, la solidità progressiva di un “Terria”, l’interlocutorio “Physicist”, il puzzle psicotico di “Infinity” e la volgare prova di forza del blasonato progetto Strapping Young Lad, ci apprestiamo a sindacare l’operato di Mr. Devin Townsend in questa nuova, ennesima, band.
Dopo capolavori come “City”, “Ocean Machine” e “Infinity”, il nostro piccolo geniale folletto non ha mantenuto le enormi (e col senno di poi, affrettate) aspettative che il pubblico nutriva nei suoi confronti – basti ricordare l’aborrito “SYL”. Indi per cui “Accelerated Evolution” suona alle nostre orecchie come un’inaspettata boccata d’aria fresca in un panorama che, purtroppo, stava facendosi decisamente asfittico.
Le coordinate sono più o meno le stesse che abbiamo imparato a conoscere in questi veloci anni di evoluzione accelerata: largo a magniloquenti inserti di tastiere, deflagrazioni improvvise, riflessioni eteree e meditate e via dicendo. Solo che questa volta l’alchimista riesce a sistemare i suoi ingredienti in modo più puntuale del solito, dando ampio spazio a quelle reminiscenze prog-ressive (Steve Vai, anche) e quasi pomp-ose che ormai trovano sempre più ragione di esistere in un suono che si avvicina a connotati “pop” (a volte porta alla mente Martyn Bates degli Eyeless in “Gaza”), risultando comunque quasi mai stucchevole e, anzi, a volte particolarmente incisivo (“Random Analysis”). Dato atto del fatto che non si tratta assolutamente di un Evoluzione, ma, solamente, di un buon disco interlocutorio, ci auguriamo vivamente che D.T. si dia il tempo e lo spazio necessario a ri-pensare il suo ruolo e la sua musica.

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