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The Dutchess And The Duke: A voi il duca!

The Dutchess And The Duke sono il classico esempio di gruppo che parte dal basso e si spiana la strada a suon di grandi canzoni e passaparola tra i fan. Provenienti da esperienze musicali di vario genere e fortuna, Jesse e Kimberly stanno ottenendo finalmente una meritatissima consacrazione come D&D: hanno già pubblicato due grandi album e diviso il palco con importanti figure dell’indie rock, arrivando ad ottenere una piccola ma crescente notorietà anche in Italia.

Tocca al “Duca” Jesse tirare le somme insieme a noi riguardo cosa sia diventato il progetto e in quale direzione si stia muovendo…

Come è nato il progetto “D&D”? Avevate in mente da molto tempo di fare qualcosa di simile assieme o la cosa è stata più spontanea?
Fondamentalmente avevo scritto “Reservoir Park” e volevo metterla su disco. Come seconda traccia registrammo una vecchia canzone delle Sultanas che però non sembrava venir fuori bene, così scrissi “Mary” per il b-side. Una volta uscito il singolo su Boom Boom, la Hardly Art Records ci cercò chiedendo se avevamo canzoni pronte per un album. Risposi di sì mentendo, ma a breve i pezzi iniziarono ad uscire uno dopo l’altro ed eccoci qui.

Uno dei punti di forza del singolo d’esordio “Reservoir Park” sta nella meravigliosa vena lo-fi che percorre le due tracce. Come avete registrato quelle canzoni?
Le registrammo in una sala nel sotterraneo di un nostro amico che ha pensato da solo ai suoni ed al resto. È la stessa persona che registrò anche il primo album, un po’ più pulito nella produzione.

Uno dei vostri maggiori meriti sta nella grande abilità nello scrivere le canzoni, cui una certa ricercatezza non impedisce comunque di avere un impatto forte ed immediato sull’ascoltatore. Come lavorate al songwriting? Fate tutto insieme o ci pensa uno solo di voi?
Io penso alla scrittura ed all’arrangiamento. Solitamente scrivo di getto, anche tre o quattro canzoni alla volta, dopo di che le metto insieme per farne un album. È più facile comporre se una volta finita una canzone parti a scrivere la successiva proprio da quel punto esatto dove era finita la precedente.

Com’è stato il passaggio dai palchi garage punk a quelli folk? Quanto pensate che le vecchie esperienze influiscano su quello che state facendo ora?
Beh noi siamo ancora essenzialmente una punk band. Questo crea problemi quando ci troviamo a suonare in locali per bene che pagano profumatamente: beviamo molto, diciamo troppe parolacce, siamo abbastanza sgradevoli nel complesso! Penso che questo si contrapponga per bene alla nostra musica: la gente che viene a vederci immagina di trovarsi di fronte dei tipi mansueti. Noi non lo siamo affatto!

Com’è lavorare per la Hardly Art? Ho letto che avete dovuto insistere per ottenere di pubblicare il disco in vinile.
Sono grandi! Non interferiscono affatto nella fase creativa, ma alla fine la loro impronta sul risultato finale si sente. Siamo stati i primi a chiedergli il disco su vinile, per cui era una novità per loro.

Avete pubblicato un 7” su HozAc e avete ancora un ottimo seguito di fan su Terminal Boredom: questo significa che riscuotete consensi anche laddove il folk non è il genere più seguito. Cosa ne pensate?
Quell’intera scena ha affinato i propri gusti con il tempo. I Black Lips e il magazine Horizontal Action hanno aperto le porte ad una grande quantità di nuove influenze. Poi uscì fuori il Weird Punk. Terminal Boredom è sempre stato molto più progressista nei propri ascolti di tanti altri blog musicali.

Cosa stai ascoltando al momento? C’è qualche gruppo locale che vuoi raccomandare?
Cavoli, in questo periodo ascolto principalmente musicaccia del passato. Gruppi moderni? Mi piacciono i Fresh and Onlys e i Mantles da San Francisco. Oh Sees. Meth Teeth da Portland. Anche Medication e Nerve City dall’East Coast sono grandi!

Da quanto è che Kimberly fa parte degli Unnatural Helpers? Non sapevo neanche che lei avesse suonato negli Intelligence!
Lei ha suonato per un po’ di tempo con entrambi i gruppi ma ora non più. Le piace tenersi occupata, ma ora questo progetto ci sta assorbendo completamente.

Il successo che state ottenendo vi sta portando a dividere il palco con nomi sempre più importanti nell’ambiente indie. Quale gruppo vi ha impressionato di più? Quale di meno? Chi è il più grande stronzo che avete incontrato?
Beh i Fleet Foxes sono stati grandi ed anche i Vaselines. Io sono sempre il peggiore stronzo in qualsiasi tour!

Avete in programma qualche data in Europa nel prossimo futuro?

Si saremo in Europa a partire da maggio. Niente Italia ma Spagna. Probabilmente torneremo il prossimo inverno.

Rimanere fedeli alle proprie radici, non rinnegare le precedenti esperienze ma inglobarle all’interno di un’idea di musica che si basa più sulla sensibilità individuale che su concetti di genere stantii e superati. Scrivere canzoni per The Dutchess And The Duke significa anche indicare possibili strade da seguire per uscire dalle paludi del manierismo.

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