Home > Recensioni > The Dutchess And The Duke: Sunset/Sunrise

Il concerto privato

Che compito arduo essere imparziali quando ci si trova a dover recensire il disco di un gruppo per cui si nutre un amore viscerale, risalente addirittura alle prime pubblicazioni: ci vuole mente lucida ed attenzione a quelle imperfezioni che l’istinto dell’ “aficionado” vorrebbe occultare. Dato di fatto è comunque che “Sunset/Sunrise”, seconda fatica in full-length di The Dutchess and The Duke, è un altro disco di eccezionale fattura, il cui ascolto più che consolidare le impressioni che ci si era fatti in precedenza sul duo di Seattle, integra e rende più completo un quadro sonoro che con il tempo assume contorni sempre più unici ed inconfondibili.

“Sunset/Sunrise” non è però disco immediato e semplice da apprezzare come il precedente “She’s The Dutchess, He’s The Duke”, o ancor meglio come i primi singoli del gruppo. Scompare infatti parte dell’immediatezza lo-fi a vantaggio di una vena più cupa, pensosa e profonda. Gli arrangiamenti si fanno più ricchi e ricercati. L’acerba e allo stesso tempo toccante voce di Kimberly, che in alcuni brani funge controcanto a tutti gli effetti, in altri momenti (la bella “When You Leave My Arms”) si trova addirittura da sola a condurre. Gli intrecci di chitarre non dipingono più malinconici ed incantevoli bozzetti, ma cercano di tracciare un impossibile itinerario in un mondo mentale fatto di poesia notturna ed ostile, che piuttosto che ristorare pone interrogativi.

“Sunset/Sunrise” è disco che va ascoltato con attenzione, non una volta sola ma a più ripetizioni: bisogna prenderne possesso nei suoi intimi contenuti se si vuole poter dire di averne apprezzato pienamente la portata; portata che, alla fin fine, è quella ampissima di chi canta il sentimento comune con lo stupore e la meraviglia di chi lo sta sperimentando per la prima volta sulla propria pelle.

Un otto e mezzo può essere il voto più adatto a questo nuovo piccolo capolavoro di un gruppo underground che preme con forza per uscire dai circuiti degli amatori e giungere ad un pubblico più grande. La verità è però che la magia di The Dutchess & The Duke sta nella capacità forse genetica che hanno di cantar direttamente nel “tuo” orecchio, inscenando ogni volta un piccolo concerto privato nella testa di ogni ascoltatore. Scusate se è poco.

Pro

Contro

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