Home > Recensioni > The Equinox Ov The Gods: Fragments Of Lust & Decay

Never trust a flyer

Una “oscura derivazione del metal, tinta a toni gotici, che evoca un’atmosfera fosca e visioni di rovina e distruzione”.
Questo dovrebbero essere gli Equinox Ov The Gods, secondo i flyer promozionali.
Una “pessima mistura di Dimmu Borgir e paccottiglia goticheggiante, che a tratti fa sorridere e a tratti mette vagamente in imbarazzo”.
Questo sono gli Equinox Ov The Gods, secondo la nostra modesta opinione.
“Ottimi suoni”, ci dicono. A noi sembrano freddi, soprattutto chitarre e batteria, mentre tastiere e voci femminili riescono ad essere solo pacchiani.
Vogliamo aggiungere carne al fuoco? Il cantato oscilla tra il declamato bastardo alla King Diamond e un simil-growl vagamente ridicolo. Le canzoni sono un po’ tutte uguali a loro stesse, nonostante qualche tentativo di variare le strutture con rallentamenti o accelerazioni. L’atmosfera che si dovrebbe creare evapora come neve al sole sotto il formidabile fuoco incrociato della RRRR arrotata del cantante, delle orchestrazioni fuori tempo massimo di almeno dieci anni e di dieci pezzi alla fine dei quali solo la noia alberga.
Curioso poi è sentire parlare di doom, quando il riferimento è, fondamentalmente, quello che un tempo veniva chiamato “gothic metal”. Cioè un heavy metal sporcato di suoni anni ’80 e di qualche sporadica accelerazione più “estrema”. Che fa venire in mente quel gruppo citato qualche riga fa che tanto successo sta facendo ultimamente, spacciandosi per “black metal sinfonico” e facendo rivoltare nella tomba metà della scena norvegese dei primi anni ’90.
Difficile trovare qualcosa da salvare in “Fragments Of Lust And Decay”, se non forse quei due o tre momenti di ilarità che regala nel corso dell’ascolto delle prime due tracce. Poi sale la noia tinta di fastidio, si preme Stop e ci si dimentica di questo disco.

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