Home > Recensioni > The Flower Kings: Unfold The Future

La classe del prog-rock svedese

È una bella dimostrazione di classe quella che i The Flower Kings danno con “Unfold The Future”, uno di quegli album che no nsmete di rivelare particolari e sfumature, con il procedere degli ascolti. Si tratta di un doppio CD, comprendente un paio di suite, circa mezz’ora la loro “stazza”, e 16 canzoni dalla durata variabile, per un totale di quasi 140 minuti di un progressive rock figlio dei ’70ies, arricchito da un gusto pinkfloydiano sia nelle atmosfere più soffuse, che in alcune melodie vocali (“Black and White”). Ma la band non vi si fossilizza, anzi, in varie occasioni divaga per avvicinarsi maggiormente al jazz e alla fusion, valgano esempi quali “The Devil’s Danceschool” o “Grand Old World”, definendo così un aspetto maggiormente personale della loro proposta sonora. Prova di ciò sono anche le soluzioni audaci e concettualmente minimaliste adottate in “Christianopel”.
Illustrare più di due ore di musica è impresa improbabile, così come isolare dal contesto dell’album solo alcun pezzi, si va dunque a istinto: sicuramente l’opener “The Truth Will Set You Free”, tanto per cominciare, suite di mezz’ora, non a caso posta in apertura del primo CD,. Ottime le melodie e le atmosfere della ricercata, intrigante e divertente “Genie In A Bottle”. Ottima ci è sembrata anche “Fast Lane”, dove, come lead vocalist, si troverà un illustre conterraneo dei Flower Kings, Daniel Gildenlow. La canzone è un up-tempo giocato sulle melodie, e su atmosfere al solito particolarissime e personali, certamente difficili da confondere. La collaborazione con il master-mind dei Pain Of Salvation non si esaurisce alla sola “Fast Lane”, ma viene riproposta in varie altre tracce del disco, tra le quali mi sento di ricordare la suite conclusiva dell’album, “Devils Playground”. Una caratteristica che balza subito all’orecchio, appartenente sia alla band che al disco, riguarda le melodie: sempre molto ricercate, personali, mai banali e assolutamente incisive e ficcanti. Ciliegina sulla torta di un lavoro forse inizialmente ostico, ma sicuramente degno di stima.

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