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The Flower Kings: Unfolding Roine

L’occasione per questa chiacchierata è il nuovo album dei the Flower kings, “Unfold The Future”, doppio CD album con il quale, a circa un anno dalla release del precedente “The Rainmaker”, la band svedese dimostra nuovamente il motivo per il quale spesso viene definita come la band leader del movimento prog rock svedese.

Per prima cosa, una breve presentazioneper “Unfold The Future”.
Be’, un’argomento sostanzioso. Si potrebbe dire che questa volta l’album suona in modo piuttosto differente rispetto ai precedenti dischi. Questa volta abbiamo cercato di spingerci, forse, in una direzione più sperimentale, inserendo parti completamente improvvisate, abbiamo inserito sezioni di musica classica, musica da colonna sonora, musica elettronica. Si possono rintracciare davvero molte influenze, forse in maniera maggiore rispetto ai precedenti lavori.

Quindi credi ci siano differenze significative tra “Unfold the Future” e gli altri dischi dei Flower Kings?
Puoi sempre sentire cose differenti, l’obiettivo è quello di evitare per quanto possibile di fare sempre lo stesso disco. È difficile, in musica, fare sempre cose nuove, devi trovare a volte cose che suonano familiari, e altre volte magari trovi cose più “avventurose”, cose che sorprendono, sperando non sorprendano per la loro bruttezza! (ride)
Ogni volta è un bella sfida.

Che cosa intendi con il titolo “Unfold The Future”?

“Unfold The Future” riguarda più che altro l’immaginazione della gente.
Noi non sappiamo nulla del futuro, noi sappiamo del passato, sappiamo di ieri, della scorsa settimana, sappiamo della nostra infanzia, abbiamo i ricordi e abbiamo i libri grazie ai quali leggere la storia, ma noi non possiamo leggere il futuro, non possiamo vedere nel futuro. Possiamo immaginare, possiamo avere idee su quello che potrà essere, ma noi non sappiamo mai niente di domani, o della prossima settimana, del prossimo anno. Una grande avventura, questo è il futuro per ognuno di noi.
Il futuro è giorno per giorno, ed è qualcosa di eccitante scoprirlo in questo modo.

“Unfold The Future” è un concept album?

Non esattamente: si possono trovare elementi che ritornano all’interno del disco, ci sono piccoli temi musicali che si ripresentano. Be’, sì, è qualcosa di simile ad un concept album, ci sono alcuni collegamenti tra gli argomenti dei testi. Ma la definizione concept album è troppo limitativa. Noi abbiamo cercato di fare musica, e la musica ci porta un po’ dove ci porta…

Ho notato che avete spesso usato la parola “Devils” nei titoli delle canzoni dell’ultimo album. Che cosa rappresenta per te il “Diavolo”?
Mi pare di aver scritto solo “Devils Playground”, in realtà… (in realtà c’è anche “Devils Danceschool” ndr)
Comunque il diavolo rappresenta le cose cattive, il “lato oscuro” della natura umana.
Il Lato cattivo, insomma…

Dr.Jeckill and Mr. Hyde.

Sì, più o meno. C’è così tanto come Nabus intorno a noi, oggi, tante tentazioni. Noi stessi vogliamo molte cose, come una bella casa, una bella macchina, una televisione, un paio di computer, soldi…
I soldi sono un forte potere, e le persone che riescono ad ottenere un potere iniziano a comportarsi in modi strani, puoi vederlo in America, Russia, China, Giappone, tutti offrono buoni esempi di come le persone che riescono ad ottenere un certo potere iniziano a comportarsi come se non fossero più loro.

A volte la band abbandona i territori usuali del prog-rock, per avvicinarsi maggiormente al jazz o alla fusion. Quanto sono importanti questi generi musicali, nella tua formazione artistica?

Be’, io ho l’impressione che quando la gente parla di progressive rock, forse, si riferisca allo stile di alcune band che hanno riscosso un forte successo commerciale negli anni ’70: King Crimson, Emerson Lake And Palmer, Genesis e Yes. Di solito si tende a riconoscere in quegli stili, il progressive rock.
Per me il progressive è nato con gente come i Beatles, Jimi Hendrix, perché loro hanno trasformato il rock in qualcosa che può essere definito “Arte”, prendendo in prestito stilemi dalla musica classica, dal jazz, dalla musica elettronica. Direi che il progressive possa contenere richiami a tutta questa musica. E c’è tanta musica, attorno a noi, dalla quale attingere.
[PAGEBREAK] A volte penso che ci sia addirittura troppa musica, e che non tutti i dischi che vengono pubblicati oggigiorno, valessero poi davvero la pubblicazione.
Sì, capisco cosa vuoi dire: spesso su 100 CD che vengono pubblicati, di veramente interessanti magari se ne riescono a trovare 5, il resto è robaccia. È vero. La stessa cosa poi succede coi film: pochi sono quelli effettivamente interessanti.
Forse il motivo è nel fatto che davvero tanta gente vuole diventare un musicista, vuole fare un album, vuole andare in tour, vogliono vedersi come persone di successo.

Tanta gente spesso vuole arrivare a fare un disco non tanto per fare musica, ma proprio per il fatto stesso di diventare “famose”, di diventare delle “Star”…

Io credo che le case discografiche e i media stiano aiutando persone dotate di poco talento. Perché dovrebbe esserci gente come Kylie Minogue? Potrebbe avere un’ottima carriera come attrice, ma non come cantante, perché certamente non è una cantante. Certo può imparare, e negli studi di registrazione riescono a farsi miracoli: ma le manca comunque qualcosa.
Ce ne sono tanti altri, oltretutto, lei è soltanto una. A volte succede lo stesso anche in molte heavy metal band: vogliono soltanto fare il disco, vivere on the road, fare concerti… ma non sono niente.
Forse qualcuno dovrebbe dire: “Stop! Questo non è quello che dovresti fare, tu dovresti essere un dentista, un insegnante, dovresti costruire macchine: insomma, qualcos’altro. Non questo. Perché non hai talento, non sei un bravo musicista, non sei un bravo cantante, non sei un bravo autore. Magari sei bellino, hai una buona immagine, ma ciò non ha gran peso sulla lunga distanza”.

Prova a pensare a Elvis, però. Non scriveva le sue canzoni e puntava molto sull’immagine, eppure è Elvis…

Be’, Elvis era piuttosto bravo come cantante. Forse non il mio preferito, ma bravo, questo sì. Era intonato, aveva il senso del ritmo, e poi all’epoca, quello che ha fatto, il modo in cui appariva, era davvero speciale.

Oggi si parla di Marketing.
Sì, oggi domina il marketing. Ma, voglio dire, noi andiamo ancora avanti! (ride) C’è ancora tanta buona musica in giro: Chick Corea, e altra gente…

The Flower Kings.

Certo, i Flower Kings (sorride)! Gente come i King Crimson, Yes vanno ancora avanti.
Penso sia triste che ai nostri ragazzi manchi musica. Perché noi sappiamo che c’è qualcosa di alternativo e di gran lunga migliore di quello che quotidianamente passano i Media.
C’è tanta musica da scoprire: musica classica, Duke Ellington, musica folk,… davvero tanta musica diversa, e in ogni negozio di musica puoi ascoltare e trovare musica proveniente da tutto il mondo. Io credo che non sia un periodo poi così tragico: penso sia un grande periodo nel quale trovare la musica, se vuoi trovarla.

Forse il problema è che la gente non la cerca davvero.

Penso tu abbia ragione. La maggior parte della gente, non tutta, non sa come cercare la musica, e non si accorge che la musica è lì, vicina. Loro conoscono solo quello che vedono su MTV o sui giornali. Questa è la realtà della musica.
Noi, come Flower Kings, siamo piuttosto a lato di tutto ciò. Ma riusciamo comunque a sopravvivere grazie a mezzi come internet, grazie al quale la gente riesce a tenersi informata. Tante band che non riescono ad entrare sui canali principali, riescono a tenersi “a galla” proprio grazie a quei mezzi lì.
[PAGEBREAK] Ti piacciono i Pain Of Salvation?
Sì, certo! Abbiamo ospitato il loro lead singer su “Unfold the Future”!

Era appunto qui chevolevamo arrivare: in che cosa è consistita la collaborazione con Daniel Gindelow?

Questa volta non ha scritto nulla, è solo venuto nello studio e ha interpretato i pezzi che gli abbiamo proposto, cercando di coniugare la propria personalità artistica, con quella dei Flower Kings.

Avete programmato un tour?

Sì. Divideremo il tour in due parti, perché non vogliamo stare lontani dalle nostre famiglie per troppo tempo. Alcuni membri della band hanno bambini molto piccoli, anche i miei figli hanno 9 e 12 anni… Diciamo che due, tre settimane di tour vanno bene. Non di più.
Stiamo programmando la seconda parte del tour, che ci sarà l’anno prossimo, verso aprile, e speriamo di riuscire a venire anche in Italia. Sperando che qualche promoter ci chiami… (ride, N.d.R.).

Ok, in conclusione, vuoi aggiungere qualcosa?

Veramente no! (risate generali).
Quello che di solito dico a domande di questo genere è: siate gentili tra di voi, pensate ai vostri amici e alla vostra famiglia… Questo è il mio messaggio.

Se non altro, una conclusione meno banale del solito e di buon auspicio.

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