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  • The Foreign Resort: Offshore

    The Foreign Resort

    Data di uscita: 09-06-2009

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C’è del marchio in Danimarca

New wave. I danesi Foreign Resort fanno la new wave. Di più, sono talmente new wave che se ripeti ad alta voce “foreign resort” compare Robert Smith e ti dà un buffetto sulla guancia.

Certo questo può essere un limite nel produrre un album d’esordio, ma i casi sono due: o ai Foreign Resort non importa, o hanno assimilato la lezione talmente in profondità da non rendersi conto che quello che stanno facendo va bene, è ben riuscito, ma è una cover band dei Cure.

Ed è un peccato, perché gli elementi per una buona partenza ci sono tutti. C’è una voce trascinante e dotata di personalità? C’è. Ci sono le chitarre a farla da padrone? Senz’altro. Ci sono tastiere che si srotolano inaspettate sostituendo quelli che sarebbero potuti essere archi e sorprendendo l’ascoltatore? Ci sono persino quelle!

Il guaio è che tutto si interrompe qui. E gli omaggi sono un po’ troppo frequenti per sembrare accidentali. Il vero problema sono le volte in cui i brani cominciano a somigliare a quelli dei Killers; ma quando a questi quattro danesi viene voglia di fare gli originali, se ne cominciano a sentire le potenzialità. “Offshore” resta un buon disco, e si incrociano le dita per il futuro. Chissà che loro e i Cure non si separino per divergenze artistiche.

La new wave ha fatto delle belle cose, però ora, per favore, sparate a vista.

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Contro

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