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  • The Forty Moostachy: Three Rooms, Some Songs, The Show And A Suitcase Full Of Bones

    The Forty Moostachy

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Un po’ come incontrare Satana al crocevia

Strano a dirsi, ma è difficile venire a capo di “Three Rooms…”. Insomma, stiamo parlando di un gruppo che si chiama The Forty Moostachy e che suona IL ROCK ‘N’ ROLL, nella sua forma più pura, incontaminata e Tony Iommi-approved. Le influenze sono evidenti, e vanno dai Kyuss ai Kyuss, passando per il blues e le paludi della Louisiana.

E allora perché un esordio così dubbioso? Perché, per qualche motivo, il primo impatto con “Three Rooms…” è pessimo. Il suono è più sottile di quanto dovrebbe, la voce sembra non graffiare e, più in generale, si ha l’idea che manchi il groove.
Eppure non è così: semplicemente, non bisogna lasciarsi ingannare dalle aspettative. Perché se quello che chiedete ai Forty Moostachy è un disco di cover dei Kyuss, allora siete fuori strada.

“Three Rooms…” rinuncia in parte al volume e al groove in favore di un più genuino spirito blues, un’inquietudine sottile e strisciante come una stregoneria della Louisiana. Pezzi come “Where Is The Man?” sono intrisi di quella psichedelia e amore per l’occulto che rimanda più agli anni ’70 (o agli anni ’50, se volete) che agli anni ’90. In questo senso, i Forty Moostachy sono più originali di qualsiasi band stoner che possiate sentire ultimamente, e meritano sicuramente molta attenzione. Basta non fermarsi alle apparenze.

Intendiamoci, non è che le cover band dei Kyuss ci facciano schifo, eh! Però ecco, scoprire che c’è ancora qualcuno che prende la materia e la declina in un modo diverso dal solito fa bene al cuore. Premiateli, se lo meritano.

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