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  • The Gathering: How To Measure A Planet?

    The Gathering

    Data di uscita: 15-11-2006

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Il doppio album della vera identità

Il pentagramma diviene appunto di galassia, mentre le note orbitano, satelliti, intorno ad idee contemplative. Il pianeta è collassato, esploso liberando arpeggi chitarristici sottili, campionamenti elettronici futuristici, theremin fluttuante su onde anomalunghe, una voce duttile ed inumanamente perfetta. “How To Measure A Planet?” è un extraterrestre affascinante e magnetico; l’album, spazio-temporalmente perdutosi nell’abisso d’un vuoto sidereo, si muove assorto ed ascetico tra tentativi di concretezza ed astrazione pura. Un primo CD di brani strutturati e coerenti, per quanto molto dilatati ed, in alcuni episodi, nebulizzati d’incertezza cosmica; un secondo invece, opalescente d’auree energetiche, d’atmosfere aliene, d’elettro-incipit lasciati vagare senza né meta né forma (la title-track, è esempio lampante di questa propensione alla divagazione concettuale ed alla dispersione sonora). Trip-rock… Laddove il “viaggio” è pensiero, scoperta del mondo delle idee; laddove il “rock” è forza di gravità, peso che inesorabilmente trascina a terra, freno ad un’assoluta ed incorporea libertà creativa: aspirazione d’Arte inafferrabile e leggera, celeste, Divina.
“How To Measure A Planet?” si caratterizza fortemente per un sound caldo ed asciutto, meno pregno della sanguigna sostanza di Mandylion, ma è fortemente evocatore di sensazioni eteree. Anneke funziona come bussola nella destrutturazione del sound. Non solo le sue ottave e le sue scale ci suonano familiari, ma il suo stile canoro promette di portarci nelle più quiete, disperse e sognanti tinte di quello che sono stati The Gathering fino ad allora.[PAGEBREAK]Gli arpeggi di “Rescue Me” suonano come cerchi nell’acqua, mentre le liriche si perdono nello spazio; l’accattivante “Frail (You Might As Well Be Me)” edifica una teatrale costruzione delle premesse del viaggio, dove il palco è profondo senza fine. Non elude il sentimentalismo, ma lo usa con la consueta vena naif e piacevole a cui gli olandesi hanno abituato. “My Electricity” cela un lirismo striato di pathos e minimalismo. “Liberty Bell”, il singolo che diventò più celebre, dimostra un’estetica moderna in controtendenza con l’album, basata su riff distorti ed un incedere più deciso, ma sono queste aritmie del passo con cui procede il disco che lo rendono un’esperienza inimitabile. Irrinunciabile killing track dal vivo è invece “Red Is A Slow Colour”, dagli arrangiamenti acustici e dalle scelte melodiche d’immediato coinvolgimento e perfette rappresentazioni della profondità improvvisa, della piacevolezza delle armonie, delle inaspettate sorprese che i The Gathering sanno creare. Si potrebbe quasi dire per antonomasia che sia il manifesto e che raggruppi in sé il significato di “How To Measure A Planet?”, un disco incuriosito dalla profondità dell’immaginario umano, tradotto nell’elaborazione di un suono a volte concettuale, a volte sperimentale; un disco disposto a cercarne i confini senza pretenziosamente mirare ad un oltre troppo presuntuoso, poiché parte da una naturale meraviglia umanista per i segreti delle percezioni.

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