Home > Recensioni > The Ghost Of Otis: Hopes And Denials

Stomaci e orecchie forti, fatevi avanti!

Non fatevi ingannare dall’apertura soft di “Rebirth”. Già a metà canzone infatti, chitarre e voce si infervorano andando a comporre un prog-rock pesante e incisivo che ci condurrà per tutto l’album. Leggere sfumature post-rock creano un mix altamente sperimentale, di digeribilità piuttosto complicata.

Un esordio molto interessante, con perle di indubbio valore (la breve “It Is” è un’interessantissimo intermezzo strumentale) e col sax di Krista D’Amico che domina in ogni singola traccia. Le influenze vanno dagli A Perfect Circle ai Godspeed You! Black Emperor, passando per Rage Against The Machine e Pink Floyd.

Lavoro complesso, assimilabile dopo molto ascolti, che però, parti “rappate” escluse, ha spunti interessanti.

Il totale del disco supera di qualche minuto l’ora di esecuzione. Il sax, che sempre meno possiamo sentire in un disco indie o con sfumature rock, si amalgama bene col resto e riempie spesso spazi che altrimenti sarebbero stati leggermente più vuoti. Stona troppo la “voce parlata” o addirittura “rap”, sfiorando i limiti del nu-metal, ormai passato di moda. Davvero bella “Save Our Souls”, con una prima metà molto easy e ben studiata e una seconda parte molto heavy ma gradevole. In definitiva un disco molto, molto, molto sperimentale e molto prog.
Non è un brutto album, ma è per stomaci forti.

Pro

Contro

Scroll To Top