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The Glamour Manifesto: Manifesto irriverente

Li abbiamo conosciuti durante l’Halidon Day, showcase durante il quale ad esibirsi sono stati alcuni nomi del roster artistico dell’azienda, e non ce li siamo fatti scappare…
Vi presentiamo all’interno di questa intervista i The Glamour Manifesto, band che si distingue per un interessante quanto innovativo mix di rock ed elettronica, ricco delle influenze più disparate che vanno dal pop all’r&b, passando per l’indie rock.

La prima – doverosa – domanda è: perché avete deciso di rilasciare il vostro primo album in Giappone prima ancora che in Italia?
Perché in realtà il solo mercato italiano non ci è mai interessato, il nostro obiettivo è sempre stato coinvolgere il più ampio e vario pubblico possibile. Il fatto che le liriche sono in inglese lo dimostra, di conseguenza ci siamo mossi cercando di proporci principalmente all’estero.
Sicuramente le piattaforme informatiche hanno giocato un ruolo fondamentale in questo percorso. Il contatto con l’etichetta inglese Ear Candy Music ci ha finanziato e girato il videoclip del singolo “Hide & Hit” pubblicandolo poi nel Regno Unito. L’etichetta In & Out ha distribuito il nostro album in Giappone con ottimi riscontri: sono tutti risultati di quel fenomeno mediatico che ha cambiato le relazioni tra le band e le label, portando automaticamente qualsiasi musicista in una dimensione globale.

Quali gruppi o generi musicali influenzano maggiormente la vostra musica? Vi confesso che quando vi ho sentiti dal vivo al Crazy Jungle in occasione dell’Halidon Day mi sono venuti in mente i Planet Funk, soprattutto per le timbriche vocali di Armen, ma non solo.
Le influenze che coinvolgono la band sono molteplici. Ognuno di noi ha delle band di riferimento che restano costanti nel tempo e altre che variano in base allo stato d’animo e al periodo.
Per quanto riguarda le band fondamentali, molte delle quali hanno ispirato il primo album, ci sono Subsonica, Prodigy, Red Hot Chili Peppers, Bloc Party, The Cure, Depeche Mode, Daft Punk, Massive Attack, Bjork, Placebo, Sigur Ros.
Ovviamente crescendo i gusti si sono ampliati e ci siamo dedicati alla ricerca sia di gruppi nuovi che alla riscoperta di band storiche, tra questi gruppi risaltano Pendulum, LNRipley, Bloody Beetroots, Crookers, Nine Inch Nails, Queen, Led Zeppelin, Radiohead, Bob Marley, Portishead, Talking Heads, John Spencer Blues Explosion, Mars Volta, Soulwax e molti altri ancora.

Quanto conta la componente Live nella vostra proposta musicale? Che importanza date alle esibizioni dal vivo?
Pensiamo che in questi tempi, in cui i social network sono ormai saturi di gruppi ultraprodotti, l’unica maniera per mostrare la differenza tra quello che è il lavoro di uno studio di registrazione e le reali capacità di un gruppo sia proprio la componente live. Rimane ormai l’unica possibilità di dimostrare quando un gruppo può effettivamente valere e noi per primi sentiamo il bisogno di espandere e continuare a sperimentare sempre di più la nostra componente live. Considerando poi che i cd ormai non vengono più acquistati, è forse una delle poche fonti di guadagno di un gruppo.

Il 16 ottobre è uscito anche il Italia il vostro album omonimo. Subito dopo avete organizzato un tour per la presentazione del vostro lavoro? Quanto e in che modo vi terrà impegnati il lavoro di promozione?

È una domanda a cui in questo momento non sapremmo rispondere, man mano che il tempo passa ci vengono organizzate nuove date, ci arrivano nuove proposte da sponsor e così via. Possiamo dire che noi ci occupiamo solamente del lato artistico della band, di tutto il resto si occupa la nostra agenzia di management. Noi ci limitiamo a suonare e scrivere pezzi, è già difficile gestire questo lato del progetto. Viviamo alla giornata e in base a come andranno le cose ci comporteremo di conseguenza.

Siete un gruppo molto giovane, anche anagraficamente parlando, avete mai preso in considerazione l’idea di partecipare a talent show quali X Factor? Cosa ne pensate dei gruppi – vedi Bastard Sons Of Dioniso – che con qualche semplice apparizione TV catalizzano l’attenzione e si impongono al grande pubblico?
Sinceramente no, siamo favorevoli a utilizzare percorsi alternativi per proporre la nostra musica, ma non crediamo che un talent show possa essere la strada giusta per dimostrare il proprio talento come musicista.
Con questo non vogliamo assolutamente togliere credibilità a gruppi come i Bastard Sons of Dioniso, band che troviamo tra l’altro interessante.
Il fatto è che in Italia c’è poca informazione, poca scelta, poca cultura musicale, e questo porta il pubblico ad ascoltare qualsiasi cosa gli venga proposta. Non vorremmo un pubblico che ci segue solo perche rispecchiamo la tendenza del momento, il nostro sogno sarebbe guadagnarci un pubblico cosciente delle proprie scelte musicali. [PAGEBREAK]

Come nascono le vostre canzoni? La vostra musica è ricca di sperimentazioni, qual è il processo creativo che sta alla base dei vostri testi e delle musiche?
Semplicemente cerchiamo di fare un mix di tutto quello che ci piace ascoltare, non abbiamo nessun genere di riferimento particolare. Per la creazione delle canzoni partiamo essenzialmente dalle basi, che la maggior parte delle volte partono da Cesco, poi Cecche fa le batterie, Riccardo il basso e Armen i testi e le parti vocali. Poi tutti insieme cerchiamo di far uscire il meglio da tutto quello che viene proposto.

Mi incuriosisce il nome del vostro gruppo: The Glamour Manifesto. Quale messaggio, se c’è un messaggio, sottintende o volete fare passare? Che rapporto avete, per l’appunto, con il glamour, la moda, le tendenze?
Cercavamo un nome il più universale possibile, un nome che avesse lo stesso significato sia in italiano che in inglese, che non suonasse simile a nomi di altre band già esistenti. Ci piaceva il fatto che comparisse il concetto superficiale di glamour associato a dei personaggi come noi che con il glamour, soprattutto nello stile di vita, non hanno assolutamente nulla a che fare.
Anche se in realtà dal nostro punto di vista qualsiasi cosa è glamour nel momento in cui la interpreti con stile. A noi piace interpretare la decadenza sociale con stile quindi in un certo senso possiamo ritenerci glamour.

Ultimo concerto a cui siete andati?
L’ultimo concerto “pagante” a cui siamo andati è stato quello di Steve Aoki a Forte Marghera. Però abbiamo avuto la fortuna di condividere il palco con The Virgins, Bloody Beetroots, LNRipley, Meg, e molti altri, e quindi di assistere da dietro le quinte a molti concerti interessanti.

Ultimo disco acquistato?
Hehehe, questa è una domanda a cui se rispondessimo non daremmo il buon esempio al nostro pubblico, e in questo momento abbiamo bisogno come non mai di supporto da parte dei nostri fan!

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