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The Glamour Manifesto: Quattro veneti indi(e)pendenti

In attesa che la Sound In A Frame night abbia inizio incontriamo i The Glamour Manifesto, quartetto di poco più che ventenni provenienti da Iesolo, con alle spalle un album omonimo auto prodotto e uscito in Italia per Halidon il 16 ottobre scorso.
Lanciati da un’etichetta inglese – la EarCandy – che li ha scoperti e ha promosso il loro singolo “Hide and Heat”, i The Glamour Manifesto propongono un universo esplosivo e sperimentale, fatto di colori, chitarre, luci al neon, beat ed energie allo stato puro.

Ciao ragazzi, è un piacere ritrovarvi. Che progetti avete in cantiere? Album in vista?
Sì, stiamo lavorando al nostro nuovo album. Purtroppo al momento non ci manteniamo con la nostra musica, quindi dobbiamo mettere da parte i soldi necessari per poterlo materialmente realizzare. Noi comunque abbiamo le idee molto chiare sul sound che avrà.
Se tutto va bene l’album sarà pronto nel 2011, bisogna poi vedere se troveremo qualcuno disposto a credere in noi, supportarci e lanciarci!

Come definite la vostra musica a livello di influenze?
La nostra musica è in continuo divenire. Quello su cui stiamo lavorando ora è completamente diverso da ciò che abbiamo fatto in precedenza. Il nostro sound non è facilmente definibile, in questo ultimo periodo è cambiato il nostro approccio alla musica. Se prima ci ispiravamo a gruppi più pop e commerciali, adesso ascoltiamo molto band quali Portishead, Massive Attack, musica industrial e trip hop.

Come mai avete deciso di partecipare a questa iniziativa promossa dallo IED?

Il nostro ufficio stampa, Metatron, ci ha proposto di prendere parte a questo progetto e ci sembrava un’occasione stimolante e divertente, oltre che uno modo per farci conoscere e ascoltare.

Cosa ne pensate dell’utilizzo di vari strumenti interattivi (vedi Thounds) o social network (vedi Facebook) per farvi conoscere?
Sicuramente sono potenzialità che è giusto sfruttare, ma a nostro avviso vanno utilizzate con cautela. Anche avvicinarsi troppo ai propri fan può avere risvolti negativi e togliere quell’alone di mistero e aspettativa nei confronti dell’operato del gruppo.

In questo difficile periodo anche per il mercato discografico, quali sono secondo voi gli elementi che permettono ad un gruppo di emergere?
Il talento prima di tutto. Purtroppo però non basta più. Il mercato oggi non si basa sul talento, ma su logiche di business e di denaro che snaturano l’arte e la musica in quanto tali. Ciò è decisamente frustrante per noi che ci crediamo e che ci basiamo solo sulle nostre capacità. Ormai la musica è considerata un prodotto, le case discografiche sono multinazionali e l’unico obiettivo che si persegue è il profitto.

Ragazzi, in bocca al lupo e non mollate!

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