Home > Interviste > The Gluts: tra sonorità post punk, l’Italia e Berlino

The Gluts: tra sonorità post punk, l’Italia e Berlino

Abbiamo incontrato la band milanese The Gluts, prima della loro intensa esibizione in occasione del A Night Like This Festival di Chiaverano (qui il report della serata). Abbiamo chiacchierato delle loro origini e della musica che gira oggi in Italia. Ecco a voi l’intervista ai The Gluts.

Vi hanno definito “the Loudest Band in Milan”. Vi riconoscete in questa definizione e perché vi hanno definito in questo modo?

MARCO: Sì, ci piace molto giocare con i volumi e con montagne di riverberi. Praticamente è impossibile trovare il basso o la chitarra che suonano in modo pulito. Credo sia dovuto anche a come suona la voce e alla batteria molte aperta. Comunque è un etichetta che non ci da fastidio, anzi.

“Warsaw” è il vostro disco d’esordio e a noi è piaciuto molto. Un disco dalle atmosfere post punk e pieno di richiami alla tradizione che nasce dai Joy Division. Come è nato questo disco e cosa rappresenta per voi? Cosa volevate esprimere?

M: è  il nostro primo disco e rappresenta l’arrivo di un percorso, che dura da alcuni anni. È dal 2010 che suoniamo insieme ed abbiamo fatto un sacco di canzoni. Piano piano abbiamo trovato quella che era la nostra strada e quello che è diventato il nostro suono. Credo che “Warsaw” rappresenti quello che siamo attualmente.

NICOLO': da quando Claudia ha cominciato a suonare con noi, un anno fa circa, abbiamo intrapreso un percorso sonoro che ci ha portati al suono che è oggi stato fissato su “Warsaw”. Quando siamo nati nel 2010 facevamo cose completamente diverse, a livello di sonorità.

C’è un pezzo che preferite suonare o che riesce particolarmente bene live?

CLAUDIA: il brano”Enemies” è quello che preferiamo, anche se non l’abbiamo scelto come singolo per il video, per diversi motivi. Pero è il pezzo che preferiamo, perché live è quello più divertente.

M: alla fine abbiamo fatto il video di un pezzo che forse non volevamo neanche registrare. Ci siamo trovati a farlo e poi ci è piaciuta l’ idea che ci ha proposto il regista.

N: io penso che il pezzo più bello dipenda tanto dal posto in cui suoni e dalla situazione in cui ti trovi.

C: Non vuol dire che sia il pezzo più funzionale per una radio. Magari dura 7 minuti e per una radio è troppo, però live ci può stare.

M: anche perché nelle radio non ci considerano. È girato tantissimo un remix nell’Est europa e Romania, ma qui poco.

Avete preso la decisione di far uscire il vostro disco solo in vinile e in digitale. Da cosa è nata questa idea?

M: L’idea era quello di distribuirlo in digitale, in modo che la gente potesse farlo girare, anche illegalmente volendo. Tanto non viviamo di musica e non ci campiamo. La cosa più importante è che tutti possano usufruire della tua musica, se hanno voglia di ascoltarla. Poi per chi è piaciuto il disco e vuole dare una mano alla band, abbiamo pensato ad un formato come quello del vinile, che è qualcosa di collezionabile e ricco di contenuti. Chiaramente nel vinile c’è anche il link per scaricare la versione digitale del disco.

Poco tempo fa siete stati al festival Mi Ami di Milano. Come è andata e quali differenze/analogie con A Night Like This Festival avete trovato?

M: Probabilmente a livello sonoro. Qui c’è un pubblico e delle band che suonano come noi e che sono più in linea con quello che facciamo. Il Mi Ami è più improntato sull’Indie italiano e noi eravamo un pò le pecore nere della situazione. Sicuramente tanto onore e tanto grazie a Rock.it che ci ha invitati.

C: Lì sono tutti gruppi italiani, qui è un festival più internazionale. Ci sono nomi del calibro dei Soft Moon, Austra e tanti altri.

N: Interessante è il discorso che siamo stati invitati al Mi Ami, perché è stata una cosa che non ci aspettavamo. Visto quello che spinge Rock.it, tutto improntato sulla musica Indie italiana e più cantautoriale, è stato strano e interessante. Qui ci sentiamo molto più in linea con il festival.

C’è qualche band qui che non avete ancora visto e vi ispira particolarmente?

N: Ho visto a gennaio i Soft Moon al Plastic di Milano. Mi hanno lasciato l’amaro in bocca. Per un discorso di volumi, visto che il Plastic è più da discoteca. Sono curioso di rivederli, perché su disco mi piacciono molto. Gli Austra li ho visti l’anno scorso al Magnolia. Non è quello che ascolto di solito, però sono molto bravi.

Per il tipo di musica che fate voi, pensate ci sia abbastanza attenzione in Italia o che la situazione sia un pò stagnante? In giro per i festival si trovano spesso gli stessi nomi. Voi come vi state trovando?

M: Per il discorso live, noi non ci siamo ancora sbattuti veramente, siamo stati molto concentrati sul disco. Vedremo con la sessione invernale quali date riusciremo a chiudere. Per il discorso sulle aspettative in Italia, la risposta la trovi nella notizia che ti stiamo dando in esclusiva. Il nostro disco verrà ristampato da un’etichetta di Berlino. Questo ti fa capire che abbiamo un sound, che va perlopiù a livello internazionale.

N: In Italia ci sono tante band valide e vedo che sta nascendo un’attenzione particolare rispetto alle nostre sonorità. Diciamo un ritorno alla New Wave.

M: Vediamo gruppi che sono amici nostri, come i Giobia, che dopo dieci anni che si sbattono, stanno cominciando ad avere successi belli e non solo all’estero, come succedeva prima, ma anche  qui in Italia.

Dopo il primo disco e dopo questa prima serie di live, quali sono i vostri piani per il futuro?

M: abbiamo da poco iniziato a lavorare sui pezzi nuovi e vogliamo fare qualcosa di nuovo a breve. Bisogna vedere i tempi tecnici. Questo discorso dell’etichetta ci ha un po spiazzati, non c’è l’aspettavamo. Dobbiamo capire con l’uscita in autunno per questa etichetta se cambierà qualcosa. Sicuramente c’è l’idea di fare un secondo disco a breve.

Ci andate anche a Berlino?

Sì, speriamo proprio di andarci. Qualcosa in Germania sicuramente si farà.

Grazie The Gluts e buona fortuna.

 

 

 

 

 

 

Scroll To Top