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  • The Grand Budapest Hotel

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Wes Anderson omaggia l’Europa centrale e il senso di grandeur perduto delle opere di Stefan Zweig con un delicato gioco di scatole cinesi in cui si nasconde la fama e il declino del Grand Budapest Hotel, meta termale di lusso dell’immaginaria Repubblica di Zubrowka. Incarnazione dell’albergo e di una predisposizione al mondo ormai irrimediabilmente perduta, il leggendario concierge Gustave H. (un fantastico Ralph Fiennes), costretto a difendersi dall’accusa di aver ucciso l’ottantaquattrenne Madame D. (una Tilda Swinton accuratamente invecchiata per la parte) con l’aiuto del suo garzoncello Zero Mustafa (l’esordiente Tony Revolori). Sullo sfondo, una fittizia Europa centrale in 3:4 stilizzata ed incantevole, sempre più stretta nella morsa dei nascenti movimenti fascisti.

Vincitore del gran premio della giuria a Berlino, “Grand Budapest Hotel” raggiunge un nuovo apice di andersonizzazione nella carriera del regista, capace di sfornare l’ennesimo film stilisticamente e narrativamente ineccepibile. Il cast d’ensemble eccezionalmente nutrito (Saoirse Ronan, Jude Law, Willem Dafoe, Adrien Brody, F. Murray Abraham, Edward Norton, Léa Seydoux e l’immancabile Bill Murray, per i citarne solo alcuni) esalta al meglio i tratti ricorrenti dell’iconico stile di Anderson, rendendo il viaggio dentro il Budapest Hotel indimenticabile, nonostante una nota più drammatica del solito ricorra nell’intera vicenda.

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