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The Great Deceiver: Back to the deceiver’s days

La telefonata arriva puntualissima alle 19:00. È Johan Osterberg, chitarrista dei The Great Deceiver, formazione nata per filiazione indiretta dalla morte dei grandiosi At The Gates, maestri nell’arte del Death Melodico svedese, capaci di produrre un album a dir poco essenziale per la musica estrema mondiale quale è “Slaughter Of The Soul”. Oggetto dell’intervista, invece, è l’uscita del nuovo e scuro “A Venom Well Designed”, parto deathcore sulla lunga distanza per il combo svedese, insieme all’EP “Jet Black Art” (originariamente conosciuto come “Cave-In”).

Vorrei iniziare dalle conclusioni, in un certo senso. Cioè, cosa pensi del futuro, tuo e del gruppo? Avete progetti in ballo, tour et similia? Cosa vi aspettate dal vostro ultimo album?
Anche se l’album è appena uscito da una settimana, le cose si stanno mettendo davvero bene, abbiamo avuto un buon responso da parte degli addetti ai lavori. Il nostro futuro si prospetta splendente. Speriamo di poter essere in tour al più presto, verso settembre all’incirca. Le cose non potrebbero andare meglio, adesso come adesso. Tutto sta andando veramente benissimo per noi, non potrei desiderare di meglio. L’unica cosa che ci interessa ora è andare in tour al più presto. Tutto è perfetto e il nostro desiderio sarebbe quello di suonare in Europa.

Ho apprezzato moltissimo il vostro ultimo album, ma, dovendo essere sincero, ho gradito di più il “Jet Black Art” EP (e qui Johan interrompe, alzando impercettibilmente la voce. “Ti è piaciuto più l’Ep?” mi chiede.) In questo senso cosa mi puoi dire della progressione del vostro sound, considerando tutto i cambiamenti avvenuti nel frattempo?
L’EP è stato registrato molto tempo fa, quasi 4anni ormai, quindi è naturale che il nostro suono sia cambiato. Diciamo che le nostre canzoni adesso sono più dinamiche, hanno un maggior significato e più atmosfera. Senza assolutamente dimenticare lo sviluppo della parte melodica. L’EP mi piace moltissimo, ma sulla lunga distanza suona un po’ troppo “piatto”, unidimensionale. Mentre invece le canzoni del nuovo disco sono più dinamiche, hanno più groove. Sì, penso che la maggiore differenza tra l’EP e il full length sia proprio la dinamicità. Noi vogliamo esprimere più cose possibili nelle nostre canzoni.

E come consideri il ruolo del tuo gruppo in relazione alla scena svedese ma soprattutto a riguardo della cosidetta scena postcore di Breach, Converge, Coalesce, Bloodlet e così via?
Ci sentiamo davvero parte di questa “scena”, perché abbiamo molto in comune con loro, a partire dal background. Personalmente amo tutte le band che hai citato e penso siano grandiose. Però, naturalmente, non posso far altro che sottolineare che noi abbiamo un nostro proprio suono distintivo e non copiamo da altri.

Avete sentito qualche cosa di particolarmente interessante ultimamente? E, se proprio doveste paragonare il vostro suono a qualche nome del passato, ma anche a qualcuno attuale, chi scegliereste?
Potrei risponderti dicendo che assomigliamo ad una versione più brutale e pesante dei Killing Joke, il che suona alle mie orecchie come un gran bel paragone, molto “cool”; mentre sinceramente non saprei dirti a riguardo di una band attuale, abbiamo il nostro stile e siamo stati molto tempo chiusi in studio a registrare, senza troppo tempo per altro.

A proposito dei Killing Joke, qualche tempo fa è uscito un album dei Damage Manual in cui suona Geordie Walker (chitarre) con altri nomi importanti della scena Industrial-Noise e altro, come Chris Connelly, Jah Wobble e Martin Atkins. Lo hai per caso sentito? È davvero bello.
No, non ho ancora avuto occasione, ma me ne hanno parlato molto bene e appena posso lo ascolterò. Così poi ti saprò dire (ride).
[PAGEBREAK] Per quanto riguarda i testi cosa mi puoi dire? Li ha scritti Tomas, giusto? Comunque se puoi dirmi qualcosa mi fai un favore, visto che con il CD non c’erano.
Ok, no problem, man! (ride). Sì, sì li ha scritti Tomas. Parlano di problemi personali, di malessere. Del fatto che siamo come schiavi della “propaganda”, della società, della politica e dei politici stessi. E sì, esprimono un senso di “odio”, anche, in un certo senso. A riguardo del fatto che non riusciamo a relazionarci con il mondo esterno, al modo in cui dovremmo essere; o meglio, a come la società vorrebbe che fossimo. Nei testi esprimiamo i nostri sentimenti, la nostra insofferenza per gli standard di vita che ci vengono propinati dai media, dal commercio, da ogni cosa. Il nostro è una specie di attacco.

Alla luce del tempo passato, come valuti la produzione del disco e il rapporto con la vostra casa discografica, la Peaceville Records? Procede tutto bene nei rapporti con quest’ultima?
Sì, allora, il primo EP uscito per la Bridge Records era sostanzialmente un demo, autofinanziato e quindi naturalmente la produzione non può competere con quella di un album vero e proprio. In verità anche i nostri lavori successivi sarebbero dovuti uscire per la Bridge Records, ma il budget a nostra disposizione non era elevatissimo e non adatto a quello che avevamo in mente. Quindi le circostanze ci hanno portato dove siamo adesso. E ne siamo felici, comunque.

Sentite intorno a voi una certa apprensione, un’aspettativa, da parte dei cosiddetti critici e dei fans che potrebbero guardare a voi come al gruppo che porta avanti l’eredità degli At the Gates?
Oh, certo, è probabile che ci sia un’aspettativa del genere nei nostri confronti, ma la cosa non ci interessa affatto. Come ho già detto, abbiamo il nostro sound distintivo, portiamo avanti un discorso autonomo e non ci interessa nient’altro. Soprattutto non ci interessa portare avanti discorsi di altre persone. Proveremo a crescere, come band e come persone, nient’altro.

Naturalmente tutto questo è dovuto alla presenza di Tompa in formazione. Come vi siete incontrati, come vivete la cosa?
Nel modo più naturale possibile!!! Conosco Tomas dall’infanzia, da ancora prima che diventasse il cantante degli At the Gates, quindi per noi è stata una scelta naturale, quasi obbligatoria direi. E poi ci troviamo benissimo insieme, siamo amici e niente più.

E dell’Italia cosa sai dirmi? Sia per quanto riguarda la scena musicale, sia per il calcio, visto che siamo in periodo di Mondiali.
(ride di gusto) Well, dovresti chiedere a Tomas riguardo al calcio! Io non lo seguo quasi per niente, certo, conosco calciatori come Del Piero, Vieri, Zidane, Figo, il grandissimo Maradona, ma in generale non ne so granchè. Tomas invece segue il vostro campionato e tifa per la Juventus (gobbo di merda! n.d.r) (e poi chiede i miei gusti calcistici – Milan naturalmente! – e con somma gioia del sottoscritto, sottolinea ” È una grandissima squadra, una delle migliori”). E per i campionati mondiali, bè, che vinca il migliore!!
Anche a livello di gruppi italiani non sono messo benissimo, sono rimasto indietro. Ricordo e apprezzo i Bulldozer e i DeathSS ed ho sentito parlare bene dei Lacuna Coil, ma poco altro.

E a livello di libri? Cosa stai leggendo ultimamente?
Anche qui, Tomas dovrebbe saperti dire molte più cose di me. È un po’ l’intellettuale del gruppo (ride), appassionato di Borroughs, Camus, Sartre e altri ancora. Io adesso come adesso sto leggendo “Il Principe” di Machiavelli. Ma adoro anche libri gialli, di fantascienza e altro ancora.

Grazie mille per il tempo dedicatomi, è stata davvero una piacevole chiacchierata. Altro da aggiungere?
Sì, allora, ci vediamo in tour verso settembre, spero. E sappiate che stiamo lavorando al nostro sito internet ufficiale, guardate sul sito della Peaceville Records per aggiornamenti. A presto!

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