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Erano anni che Hugh Jackman si preparava a diventare il più grande intrattenitore del mondo, e con “The Greatest Showman” ha l’occasione della vita, in un film che si è cucito addosso e nel quale il suo ritratto di P.T. Barnum, il visionario imprenditore dal multiforme ingegno riconosciuto come uno dei padri fondatori dello showbusiness moderno, va certamente a segno. È un ruolo che calza a pennello (già abbiamo una nomination ai Golden Globes) all’attore australiano, il quale riesce a mettere a frutto ancora una volta le sue doti di cantante, ballerino e attore con una performance  molto più pervasiva di quella che ci aveva regalato ne I miserabili. Se voleste capire che tipo di spettacolo vi aspetta al cinema, ripescate gli estratti della notte degli Oscar presentata da Jackman: è proprio lì che è nato il progetto di Greatest Showman.
Nonostante ciò, o forse proprio a causa di tutto questo, il film è un’occasione se non proprio mancata, almeno non colta appieno.

Phyneas Taylor Barnum è figlio di un sarto, vive un’infanzia travagliata diventando un reietto ma non si dà per vinto e lotta per la vita che ha sempre sognato, ovvero dapprima l’amore ed una famiglia con la donna che ama e poi l’idea straordinaria di intrattenere la gente avvalendosi della collaborazione degli altri emarginati, i fenomeni da baraccone, freaks. Un percorso interessante, disseminato di difficoltà e tentazioni, che ad ogni passo esprime con grande chiarezza un luminoso ideale di compassione ed apertura scevra di pregiudizi, evitando di scivolare troppo nei toni del racconto edificante ed agiografico inserendo qui e là una punta di cinismo o un passo falso, ma soprattutto inondando ogni momento di ritmo e musica.

Tutto il cast di The Greatest Showman

Il cast al completo di The Greatest Showman

Ci sono infatti due protagonisti assoluti, in questo film, spesso fusi assieme: il primo è il ritmo vibrante delle percussioni, dei piedi e delle mani che tengono il tempo, delle coreografie della macchina da presa che volteggia in mezzo a persone ed ambienti, del montaggio fluido che ci trascina da un luogo all’altro, da un momento all’altro proprio come un ballerino provetto che ci conduce nelle danze. Un ottimo debutto per il regista Michael Gracey: tutto è un turbinio incantevole, e per un’ora e tre quarti si è immersi in questo mondo variopinto mai parco di emozioni e sostenuto da prove canore talvolta davvero commoventi. L’altra colonna portante è Hugh Jackman.

La star di X-Men è perfettamente nel suo elemento e l’amore contagioso per questo progetto si percepisce in ogni momento: sembra che così come i sogni ambiziosi di Barnum si traducono in realtà, allo stesso modo l’entusiasmo di Jackman pervade il set e crea il film. Il problema però è che senza di lui, tutti i colorati ed interessantissimi personaggi che intravediamo fin dall’inizio rimangono un po’ in penombra, chi più chi meno: Barnum è sotto ai riflettori, gli altri sono tutti intorno a lui, e solo pochi, occasionalmente, possono brillare di luce propria. Sarebbe stato bello sapere di più dei membri della compagnia che non siano Zendaya, Zac Efron o Keala Settle, anche se ciascuno di questi è ineccepibile e sfido io a non essere fomentati dalla canzone This Is Me cantata proprio dalla Settle.

Hugh Jakckman in The Greatest Showman

Hugh Jackman è P. T. Barnum in The Greatest Showman

Questo deficit del film è certamente più soggettivo, forse sorvolabile. L’altro assolutamente no: The Greatest Showman dura poco. Non è tanto una questione di minutaggio (un’ora e tre quarti) quanto di uso di quel minutaggio: il film si chiama The Greatest Showman, è un musical che celebra l’intrattenitore supremo, ci mostra le origini, ci fa appassionare al suo primo tentativo e ci fa soffrire quando le cose si mettono male, poi con una canzoncina c’è la redenzione e bam, finiamo con un ritorno alle scene di apertura senza vedere nulla del processo che va dalla disgrazia al successo che ha fatto entrare Barnum nella storia. Insomma, Jenny Bicks e Bill Condon hanno rozzamente mozzato il pre-finale, lasciandoci lì con un vuoto. E la cosa brucia di più ripensando proprio a quelle sequenze iniziali in cui un paio di sequenze lunghe una canzone riusciva a raccontare anni di storia in maniera efficace e fortemente cinematografica.

Non c’è bisogno che tutto il mondo ti ami. Solo alcuni, quelli giusti.

Peccato, perchè un musical d’epoca del tutto originale  non si vedeva da tempo (le canzoni sono di Benj Pasek e Justin Paul di La La Land, ma a differenza di quelle, queste funzionano bene solo nel film), e The Greatest Showman ha saputo sfruttare con abilità il suo essere una creatura cinematografica e non teatrale . Va però detto che da un punto di vista tecnico ed estetico il film è davvero bello ed affascina la sua capacità di rendere armoniosi tutti i corpi diversi e talvolta deformi dei freaks. Le performance canore poi, sono ottime (un po’ più debole Michelle Williams, che è però perfetta nel ruolo e straordinaria la combo della voce di Loren Allred ed il recitato della splendida Rebecca Ferguson).

Ad un certo punto, Barnum si rivolge ad un detrattore che lo ha definito un impostore per il suo lucrare sul macabro e grottesco con queste parole: “Un critico di teatro che non prova gioia a teatro. Chi è l’impostore?”. Hugh Jackman, Michael Gracey e tutta l’allegra combriccola vogliono farci provare gioia, e tutto sommato ci riescono. Quindi il consiglio è di dargli certamente una chance: a Natale fa bene una dose di buoni sentimenti, soprattutto se presentati in un pacchetto del genere.

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