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    The Hacienda

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Gruppo italiano che vuole essere inglese

Gli Hacienda, provenienti da Firenze, hanno dimostrato in questo loro debutto di essere altamente devoti al rock made in UK, sia quello più datato (Kinks e Who su tutti) sia quello più recente (Arctic Monkeys, Art Brut e Libertines ad esempio).

L’esplosività di questo disco emerge sin dalle prime note e si espande per tutto il disco. Rock incisivo anche se forse troppo derivativo. Sì, i ragazzi ci sanno fare e sono coraggiosi, non vogliono essere italiani e si sente. Buonissima la pronuncia e buone anche le idee. L’uso di fiati, come ad esempio in “Why Would You Come Back?”, rende più completo un comparto strumentale che altrimenti sarebbe stato troppo scarno e avrebbe somigliato troppo agli ultimi Arctic Monkeys.

Niente di eclatante, siamo chiari. Sì, è un bel dischetto rock’n’roll che ha l’obiettivo di divertire e che somiglia a tutto quel filone indie made in UK che ha fatto la fortuna di Libertines prima e Arctic Monkeys poi. Ma oggi, dopo una decina di anni di gruppi clone, forse non si sentiva la necessità di un disco di questo tipo.
Eppure sono italiani. E vanno premiati. Perché hanno avuto il coraggio di mettersi in discussione con un disco che ha la sua forza nel live (di recente hanno anche aperto i Beady Eye di Liam Gallagher per la loro data milanese) ma che alla lunga rischia di risultare troppo derivativo. Sufficiente e piacevole, ma nulla di miracoloso.

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Contro

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