Home > Report Live > The hard shoulder

The hard shoulder

Strana entità i Marillion. Oltre venticinque anni di carriera, un successo di proporzioni planetarie raggiunto nel breve volgere di pochi album ma altrettanto rapidamente perso di vista. Due distinti capitoli musicali, ognuno dei quali caratterizzato da un cantante di caratura superiore. Quando sul finire degli anni’80 Fish lasciò i Marillion non furono in molti a credere che un qualsiasi altro front-man potesse riempire adeguatamente il vuoto creatosi, ancora meno che quel vuoto potesse essere colmato da Steve Hogarth.

Oggi possiamo dire che se i Marillion sono ancora tra noi, buona parte del merito spetta proprio al piccolo Steve, che ha saputo lasciarsi assorbire dai 4 marilli originali, insinuandosi nei meandri musicali della band, pervadendone i suoni e catturandone l’essenza, per poi prenderne le redini e garantirne la sopravvivenza. I Marillion di oggi rappresentano una sorta di anomalia nell’odierno music business: una controllata anarchia associata ad un sano pragmatismo, la consapevolezza di poter contare su una base di fan dalla fedeltà inossidabile e la lungimiranza di aver intuito quanto il Web avrebbe potuto giovare alle proprie strategie di marketing hanno permesso ai cinque di Aylesbury di poter dire ancora qualcosa al mondo della musica. Ma soprattutto di dirlo a modo loro. E di dirlo con consistenza e spessore.

Questa sera i Marillion arrivano in Italia per presentare la loro ultima fatica discografica, già recensita su queste pagine. Circa un migliaio di fan affollano il Live Club di Trezzo, un risultato davvero niente male considerata l’infrasettimanalità dell’evento ed una situazione metereologica non esattamente favorevole. In sala l’attesa è palpabile, il fan-club The Web Italy è presente al gran completo e non è difficile scorgere tra il pubblico i volti familiari di chi i Marillion li segue oramai dal lontano ’83. Poco dopo le 22.00 lo spettacolo prende vita sulle note dell’introduttiva “Dreamy Streets” che sfuma direttamente in “This Train Is My Life”: sono le due tracce che aprono il nuovo album “Happiness Is The Road”, che fornirà gran parte della set-list al concerto di questa sera.

Dopo aver annunciato che finalmente il disco potrà essere acquistato anche nel normale circuito dei negozi di dischi, si riparte con “The Other Half”: Hogarth appare in grande forma vocale, si agita sul palco con il suo caratteristico incedere sempre un poco sopra le righe, ammaliando il pubblico con l’inconfondibile mimica facciale. Accanto a lui troviamo il saltellante Pete Trewavas e l’oramai enorme Steve Rothery, mentre più defilato nelle retrovie armeggia su computer e tastiere un concentratissimo Mark Kelly. Di Ian Moseley vediamo poco, giusto gli sbuffi di fumo di un’eterna sigaretta che di tanto in tanto vediamo salire da dietro i tamburi.

Archiviata la pratica di “Essence” e del suo finale in crescendo che tanto ricorda “Sgt. Pepper’s”, Hogarth si accomoda alle tastiere per riportarci a “Marbles” con la sempre gradita “Fantastic Place”. Il passato viene completamente abbandonato e gli unici richiami ai Marillion targati anni’90 si esauriscono con “Out Of This World” e l’accoppiata “Mad/The Great Escape” con cui si celebra il concept di “Brave”.

I quattro musicisti lavorano di fino e ripropongono, a volte fin troppo fedelmente, i suoni raffinati che siamo usi ascoltare sui dischi. Poco male, questa è sempre stata una caratteristica dei Marillion che dal vivo si sono sempre mostrati poco avvezzi ad improvvisazioni e a variazioni sul tema. Viene forse un po’ meno la spontaneità, ma a questo rimedia Steve Hogarth con una performance assolutamente eccellente dal punto di vista vocale e particolarmente sentita dal punto di vista emotivo, che esplode letteralmente in finale di concerto con una sequenza da brividi che esalta sia il pubblico che la band.

“Real Tears For Sale” lascia il posto ad una struggente “The Invisible Man” e alla commovente “Neverland”. Pochi minuti di pausa ed è tempo di encore, tanto giustamente quanto inevitabilmente affidato alla title-track del nuovo album: pubblico in visibilio che accompagna a gran voce l’uscita di scena dei Marillion, che ancora una volta hanno regalato un concerto impeccabile, intenso e graziato da un finale esaltante. Trattandosi di unica data italiana, non sarà possibile replicare se non espatriando: un vero peccato visto che la band ha sempre dedicato al nostro paese ben più di questa veloce toccata e fuga.

Dreamy Street
This Train Is My Life
The Other Half
Essence
Fantastic Place
Thunderfly
Out Of This World
Mad
The Great Escape
Real Tears For Sale
Asylum Satellite #1
————————
Neverland
————————
Happiness Is The Road

Scroll To Top