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    The Hives

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Clap your hands and say yeah

Come annunciato dal titolo stesso, con “The Black And White Album” gli Hives si lasciano andare ad una registrazione decisamente contraddittoria. Si sono affaccendate più mani dietro alla produzione di questo disco e il risultato è piuttosto evidente nell’ascoltare pezzi funky, come il secondo singolo “T.H.E.H.I.V.E.S.”, affiancati alle tradizionali urla da scantinato che provengono dal ben noto pezzo di lancio “Tick Tick Boom”.

Gli Hives partono dalla contraddizione di un look pulito e patinato affiancato a un suono garage punk incendiario e sguaiato, il loro successo deriva, quindi, dalla capacità di creare dei grandiosi rock’n’roll party per tutta quella generazione moderna di ribelli che non si vogliono sporcare le mani. Divertirsi senza compromettersi troppo, potremmo dirla così.

Dall’altra parte della barricata, invece, di compromessi musicali per abbracciare tale pubblico ne occorrono già molti e gli Hives fanno con “The Black And White Album” l’errore di introdurne uno di troppo, di cercare – e trovare – il passo verso un pubblico ancora più vasto. Il prezzo da pagare è una frammentazione ancora più netta tra l’anima irruenta e festaiola, che trova sostanziale e apprezzabile esaltazione nei primi cinque pezzi del disco, e una salva di punti interrogativi, costituiti dall’aggregazione di funky, electro à la Andrew W.K., organi dark che invocano la voce di Nick Cave e campionamenti assolutamente fuori luogo.

Il famigerato passaggio su major non ha portato troppo bene agli svedesi, castrando in parte il loro stile consolidato e relegandolo ad un molto promettente inizio, seguito da un lecito, quanto inconcludente, tentativo di evoluzione. Il party si infiamma, ma si spegne troppo presto per via di velleità che gli Hives ora non si possono permettere.

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