Home > Recensioni > The Humbling

Al Pacino cerca da parecchio tempo di rilanciare una carriera ormai stagnante, o comunque di dare un ultimo colpo di coda prima del ritiro. Questa volta deve aver creduto di avercela fatta davvero. Ha comprato i diritti del romanzo di Philip Roth da cui è tratta la sceneggiatura di “The Humbling“, presentato fuori concorso a Venezia 71, ha avuto un mestierante di lusso come Barry Levinson alla regia, interpreta un personaggio di vecchio attore in declino in cui può immedesimarsi pienamente, suo coetaneo e in scena dal primo all’ultimo minuto. Le cose non sono proprio andate come lui si aspettava però…

Simon Axler è un divo, cinematografico ma soprattutto teatrale. Anni di lavoro gli hanno reso ormai indistinguibile la differenza tra realtà e finzione. Non ha mai coltivato seri rapporti affettivi, è un uomo solo e depresso, sente che gli è sfuggito il suo talento speciale, quello di saper recitare. Ma, salvifica e inaspettata, piomba nella sua vita Pegeen, giovane lesbica figli di vecchi amici da sempre perdutamente innamorata di lui. In breve tempo, però, la loro relazione genera il caos, specialmente quando persone che appartenevano al passato della coppia piombano improvvisamente nelle loro vite.

Simon Axler è, manco a dirlo, Al Pacino, mentre Pegeen è interpretata da Greta Gerwig, che avevamo apprezzato l’anno scorso nel delizioso “Frances Ha” di Noah Baumbach.

L’inizio, un continuo alternarsi tra l’attore e il suo doppio di scena, fa ben presagire. Alcune sequenze oniriche funzionano benissimo (in una ricompare con una scena madre la grande Dianne Wiest, due volte premio Oscar grazie a Woody Allen). Greta Gerwig è simpatica e svampita (e un po’ imbolsita a dire il vero) come sempre.

Ma il film poggia troppo sulle spalle del suo attore protagonista, che gigioneggia incontrollato anche quando cerca di lavorare in sottrazione.Manca una mano ferma dietro la macchina da presa, incredibile a dirsi visto che parliamo di uno degli artigiani, Levinson appunto, che, pur tra alti e bassi, ha sempre tenuto alta la bandiera del mainstream di qualità (da recuperare assoltutamente la sua opera precedente, l’ottimo ‘The Bay”). Un film senile, nella peggiore accezione del termine.

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