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Dopo anni di silenzio, il Regno Unito celebra uno degli eroi del secondo conflitto mondiale, con un film che racconta la sua storia finora taciuta.

Alan Turing (Benedict Cumberbatch) è un geniale risolutore di enigmi che viene contattato dal comandante Denniston (Charles Dance) per far parte di una squadra segreta di matematici. L’obiettivo è quello di decifrare il codice dietro enigma, il sofisticatissimo sistema di criptatura che rende i messaggi nazisti assolutamente indecifrabili.

Dapprima ostracizzato per il suo carattere schivo e anaffettivo, Alan costruirà l’antesignano dei moderni pc, un potente calcolatore che rovescerà i destini del conflitto. Tuttavia un secondo, scomodo segreto spingerà il governo inglese ad ostracizzarlo…

Celebrare l’uomo che assieme al suo gruppo contribuì in maniera sostanziale alla vittoria degli alleati è un intento lodevole, ma per rendere giustizia alla tragica storia di Turing si sarebbe potuto investire di più in scrittura e regia: per dialoghi e luoghi comuni, “The Imitation Game” di Morten Tyldum non è superiore al livello televisivo autocelebrativo italiano di santi e sportivi.

Risulta quasi comico vedere un cast così eccellente (Cumberbatch al solito intensissimo, ma anche Matthew Goode e Dance vanno citati) alle prese con dialoghi tanto retorici e pieni di affettato buon senso, imbarazzati nel districarsi da scene talvolta quasi ridicole.

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