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Inutili progetti di gloria

È sempre stato difficile capire davvero a cosa potessero servire i dischi di Platypus prima, e poi, perso Derek Sherinian, Jelly Jam. Sì, ok, sentire musicisti del calibro di John Myung, Ty Tabor (King’s X) e Rod Morgenstein (Dixie Dregs) alle prese con una proposta musicale più accessibile, ma dopo un disco che colpisce più per l’effetto sorpresa che per altro, reiterare l’esperimento, che continua a non avere risultati sconvolgenti ha secondo noi poco senso.
“2″ non fa cambiare idea su quanto appena detto. Cambia un po’ le coordinate sonore della band, l’amore per i 70ies si avvicina a sonorità più vicine alle classifiche rock d’oltreoceano (il ritornello di “Empty” sembra scritto dai Linkin’ Park), scrivendo canzoni attorno a riff che guardano da lontano Tony Iommi, vedi l’opener “Not Today”, e cantando, spesso con vocals filtrate, melodie arrangiate con armonie e clich? beatlesiani. A ciò aggiungiamo anche diversi preziosismi tecnici (in parti strumentali dai colori e contesti sonori molteplici che, questi s?, i Nostri possono davvero permettersi), e allora avremmo l’essenza di questo disco. Sulla carta è pure interessante ma all’atto pratico convince poco: un album scritto in fretta, forse con nemmeno chissà quali ambizioni, che finisce per attirare l’attenzione solo in alcuni episodi (cfr. i pezzi già citati, “War Is…” o l’onirica “Drop The Gun”).
“2″ è un disco che non disturba, che si fa ascoltare, “sentire”, anche lavorando, cucinando, guidando, facendo tutt’altro insomma, perché, per l’appunto, non infastidisce ed è senz’altro realizzato da grandi professionisti. Ma se si decide di approfondire un po’ il discorso, cercare di capire cosa sta dietro a questa manciata di canzoni, non si intravede molto: sì dettagli che con ascolti veloci non si scorgono, ma certo non quel “quid” che separa un disco senz’altro ben realizzato, ma tutto sommato inutile, da un disco che vale la pena ascoltare e assimilare, perché di cose da dire ne ha davvero.

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