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  • The Jelly Jam: The Jelly Jam

    The Jelly Jam

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Il Teatro Del Sogno apre una nuova filiale

Vi ricordate dei PLATYPUS, il side-project che riuniva sotto di un’unica bandiera John Myung e Derek Sherinian dei Dream Theater, Ty Tabor dei King’s X e lo stellare batterista Rod Morgenstein? Dopo due discreti album, Sherinian decise di averne avuto abbastanza e, conseguentemente, di lasciare la band. Fu così che dalle ceneri dei Platypus nacquero i Jelly Jam, del cui disco d’esordio ci accingiamo parlare. Diciamo subito che da personaggi con una simile carature tecnica, sarebbe stato difficile aspettarsi un album “semplice”, ed infatti di “The Jelly Jam” si può dire tutto, tranne che sia banale. Il trio si cimenta con un sound intricato che alterna atmosfere tipicamente progressive ad aperture melodiche filo-beatlesiane, che si sviluppano su di un tappeto sonoro dalla base sempre innegabilmente hard-rock oriented. Il tutto viene impreziosito dagli avvincenti impasti vocali diretti da Tybor, che caratterizzano la maggior parte dei brani inclusi: ascoltatevi “Feeling” e capirete cosa intendo. A differenza di quanto ci si potrebbe aspettare da un disco i cui autori vengono considerati, a torto o ragione, dei virtuosi dei rispettivi strumenti, “The Jelly Jam” è un’opera ricca di feeling ed introspezione, mai fredda ed emotivamente coinvolgente, e di questo credo si debba ringraziare il solito Tybor, autore di tutti i testi ed autentico deus-ex-machina del progetto. Brani come la tittle-track, una vera e propria jam session in cui domina l’improvvisazione, o le atmosfere introverse di “I Am The King” e “Relieving” rendono l’album estremamente coinvolgente, ma al contempo difficile da assimilare al primo ascolto. Si tratta di un disco da ascoltare ripetutamente, magari ad alto volume con la luce spenta: solo allora riuscirete ad apprezzarne completamente il valore.

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