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  • The Jessica Fletchers: Less Sophistication

    The Jessica Fletchers

    Data di uscita: 18-04-2005

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La semplicità si veste di fiori e LSD

Nell’idiosincrasia primitiva che si ha dall’età dell’infanzia verso quei personaggi con poco senso e con poca credibilità: sì, mi riferisco all’inverosimile veneranda nonnina che risolveva crimini armata solo di quella curiosità propria ai bambini al di sotto dei dieci anni, ignara delle conseguenze delle sue azioni, dalla disponibilità alla conversazione di un’assistente di volo, dalla capacità di ficcarsi nei guai e di uscirne senza ferri e polvere da sparo, e con la pedante saccenza di chi segue la via della legge e del giusto assoluto. Anni fa avrei giurato che Jessica Fletcher fosse uno di quei nomi che non avrebbero mai potuto trovare ulteriori applicazioni. Niente di più sbagliato; i Jessica Fletchers sono una delle realtà più sapientemente ironiche nella scena revival degli anni ’70. Esilaranti quanto gli Spinal Tap di “Flower People”, dotati del necessario carisma, di quelle facce tutte “flower power”, così garrule al punto da risultare convincenti e carismatiche. E a sentire le melodie, sicuramente poco originali ma così classiche e dinamiche da trascinare immediatamente gli ascoltatori più easy in una danza swing-jazz, insieme alla perizia vintage con cui sono arrangiate, si rimane completamente stregati dalla brillantezza della proposta. Testi surreali, ammiccanti all’inverosimile, spudoratamente semplici e, quindi, elegantemente efficaci, cantabili e subito integrabili.
Il successore di “What Happened To The?” propone indie vintage rock, a metà tra un rock’n’roll moderato, melodie easy con chorus memorizzabile al primo ascolto, e simpatici accessi ad una psichedelia rock autoironica. Irresistibili gli inserti vocali femminili in “Summer Holiday & Me”, mia personale colonna sonora della prossima estate: ritornelli degni dei Beach Boys, perfetta combinazione di astuto pop e ruffianeria tipica da revival. “You”, sin dal titolo, non potrebbe essere più azzeccata come ballad in stile Beatles, pianistica, soffusa, prodotta con la tipica opacità del suono analogico, con raddoppi di voce femminile sulle linee vocali, mielose e subito appetibili.[PAGEBREAK]“I Need Love” è il solito, inutile ma melodicamente irresistibile, anthem sul bisogno d’amore, steso su una ritmica animata e ballabile, su di una voce ammiccante supportata dalle complici backing vocals che canticchiano uno spensierato “Touching the sky”. E con “Less Sophistication” raggiungiamo il climax: complici e seduttive trame vocali, piacioneria e soprattutto l’azzeccatissimo uso del theremin.
Chiariamo subito una cosa: non avvicinatevi nemmeno ai The Jessica Fletchers se cercate un disco di serio vintage. Il senso del revival per loro è totalmente giocoso, con un’insolita competenza di ricreare lo stile, la grammatica ed i suoni di quella musica da cui traggono ispirazione a piene mani. Nel complesso, a parte la nostalgia, poco salva molti dei revival odierni di una musica che ha esaurito la sua novità, salvo non sia implementata in una commistione di generi. I The Jessica Fletchers dimostrano di aver capito che l’unica altra alternativa è quella di rivisitare in chiave ironicamente fresca, rilassata e deliberatamente divertita, un genere tra il rock e il pop che, così proposto, dimostra tutto il fascino e il carisma di un’età inancellabile della musica. Listen to flower power.

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