Home > Recensioni > The Kovenant: Seti

Correlati

Varcando l’abisso siderale delle coscienze

Punto e a capo.
Filosofia made in The Kovenant/Covenant:
Come lasciare apparentemente indietro le macerie del tuo passato e vivere felici.
Prendi “Animatronic”; prendilo e lascialo da parte, guardalo come da lontano, così come hai fatto con “Nexus Solaris” e compagnia bella.
Usa l’elettronica, non tanta, non troppa. Ricordati le lezioni di Brian Warner, NIN, Ministry, White Zombie o magari Depeche Mode e Soft Cell.
Metti il metal in un angolo, sullo sfondo insieme alle urla di un tempo. Vola tra le stelle, senti il vuoto e la decandenza del mondo.
Punto e a capo.
Tutto qua. Benché “SETI” sia una bomba. Cresce lentamente, ascolto dopo ascolto, prendendoti per mano e mostrandoti come far fronte a velleità avanguardistiche con consapevolezza ed arroganza. Con testi che, pur rifacendosi ad una qual certa corrente di pensiero che prolifera tanto nel black metal quanto nell’elettronica industriale, sono stimolanti, morbosi e rispondono perfettamente alla chiamata della musica. Punto e a capo. Consapevolmente ambigui e giustamente non ridondanti.
Un viaggio nelle stelle, tra l’evoluzione/involuzione dell’uomo e la ricerca di risposte a domande millenarie. Barriere che crollano, certezze che vanno in fumo. Un lungo cammino che va dal manifesto programmatico di “Cybertrash” lungo le riflessioni metafilosofiche di “Keepers of the garden” fino all’ “Industrial Twilight”che risveglia memorie lontane.
Un grande, imperfetto, album: irrimediabilmente, The Kovenant.

Scroll To Top