Home > Recensioni > The Lemonheads: Hotel Sessions

Accontentarsi è bello

Evan Dando se ne stava proprio in una stanza d’albergo quando gli venne l’ideona di registrare per un amico delle canzoni, magari non perfette eh, ma di certo piene di sentimento. Era il 1993 circa, ovvero il momento in cui stavano prendendo forma i pezzi di “Come On Feel The Lemonheads”; quasi venti anni dopo ecco legittimati anche i quattordici brani figli di una notte intera passata in compagnia di un walkman.

Il rock alternativo giocato sulla chitarra acustica e su una voce modesta può vincere una sfida del genere? Ma anche sì, se si contano l’impegno e soprattutto la peculiarità di questa collezione fuori dalle righe.

I rumori del traffico accalcato fuori dalle finestre, i bisbigli della gente, il vento e ogni altro piccolo frammento sonoro contribuiscono al fascino del lavoro.

“Into Your Arms” è la cosa più più del disco, sarà che dentro ci sta la completa sfera emozionale di Dando, sarà che la canzone è già bella di suo.
Ciascuna delle tracce è introdotta da una povera ma efficace descrizione, come se chiunque dovesse prestare ascolto fosse veramente amico del musicista. Carine pure le interruzioni/commenti in cui si incespica qua e là.

Pro

Contro

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