Home > Recensioni > The Marigold: Tajga

Nei luoghi oscuri del rock

Sulla scena musicale italiana ci sono angoli bui dove spesso si annidano le forme d’arte più genuine ed originali. In questo girovagare dove i lustrini del mainstream non arrivano, ci siamo imbattuti nel terzo lavoro dei Marigold, band abruzzese che ha sapientemente metabolizzato gli influssi più oscuri del rock.
A cavallo tra post rock, psichedelia e showegaze, “Tajga” rappresenta un’esplorazione degli angoli più oscuri dell’uomo, sempre più immerso nel gelo della contemporaneità.

Il francese ipnotico di “Exemple De Violence” ci apre alla sofferenza dei nostri giorni, per poi liberarsi dell’angoscia accumulata nei rimandi post rock di “Tundra”. Il viaggio verso il baratro sembra rallentare nella commovente “Sin” e nel cantato sussurrato di “Tajga”, per poi ripiombare improvvisamente nelle oscurità rock di “Degrees”. I cinquantuno secondi della strumentale “Novole” sono il presagio che il percorso introspettivo dei Marigold è giunto al termine: così, la mente che è riuscita ad abbonare il corpo può finalmente librarsi in cielo, nell’eterea ed intima armonia di “Alone”.

Il terzo capitolo dei Marigold è un disco inquieto ed oscuro che tocca nel profondo e riesce ad emozionare l’ascoltatore. La cura maniacale degli arrangiamenti, il sound denso e volutamente algido fanno di “Tajga” uno dei migliori dischi apparsi quest’anno, e dei Marigold una delle più belle sorprese della scena musicale italiana

Pro

Contro

Scroll To Top