Home > Recensioni > The Mars Volta: Frances The Mute
  • The Mars Volta: Frances The Mute

    The Mars Volta

    Loudvision:
    Lettori:

Sopra le righe

Il primo scoglio da superare andando ad ascoltare “Frances The Mute” è cancellare la terribile impressione iniziale: un ammasso di riff sconclusionati, un agglomerato appiccicaticcio di idee vomitate alla velocità della luce, un flusso informe il cui unico evidente pregio è il fatto di essere tecnicamente ineccepibile. Una volta ripresi dallo stordimento iniziale ecco il secondo scoglio: dov’è quell’immediatezza che caratterizzava “De-Loused In The Comatorium”, che seppur complesso e strutturalmente impressionante, rimaneva così diretto e fruibile da sembrare quasi un miracolo? Qui tutto sembra incastrato, involuto, rinchiuso in un labirinto di idee senza forma né logica; una scelta coraggiosa, completamente anticommerciale, che però spiazza e confonde. Eppure la semplicità è ancora lì, basteranno altri ascolti e il filo che lega i pezzi verrà fuori, che sia una linea vocale o un giro di chitarra, un estratto di musica cubana o una delle innumerevoli influenze spagnoleggianti, Omar A Rodriguez-Lopez ha lasciato più di una strada per tirarci fuori da questo labirinto. Ormai il genere è indefinibile: alternative rock, progressive, free jazz, ritmi tribali e musica “caliente”, Yes, King Crimson e Santana più sotto sotto una sguaiata attitudine punkeggiante. Il concept è ermetico e ancora una volta ispirato/dedicato alla tragica scomparsa di un amico, e qui c’è un terzo scoglio, probabilmente (volutamente) insuperabile, si tratta della incomprensibile divisione dei pezzi; ma a questo punto non importa davvero, l’unica cosa importante è che questo disco è un’altra prova indovinata, eccessiva e prolissa, ma comunque un estroso lavoro di cesello che invecchiando migliora soltanto. Un piacere ascoltare “Frances The Mute” una volta scoperto il trucco, come se tutto d’un tratto prendesse senso nel suo insieme, uno di quei disegni tridimensionali che dopo ore passate a fissare il vuoto vengono fuori e riempono di soddisfazione, un po’ perché sono belli da vedere, ma soprattutto perché li hai capiti e adesso sai che puoi ritrovarli quando vuoi.

Scroll To Top