Home > Recensioni > The Mars Volta: Noctourniquet

Difficile da metabolizzare

Il sesto album dei Mars Volta, con John Frusciante alla chitarra e Deantoni Parks alla batteria, è come sempre molto progressive rock, con parecchia psichedelia, un po’ di jazz e buon pop, concedendo grande rilievo alla voce di Cedric Bixler-Zavala, che sperimenta molto dando prova di grande dolcezza e profonda asprezza vocale (“Dyslexicon”).

Divertente il fatto che si tratti di un concept che parla di una band anni ’80, del mito greco di Giacinto e di un criminale dei fumetti.
Pregevoli il crescendo di “Empty Vessels Make De Loudest Sound” e “In Absentia”, oltre a un “Vedamalady” che però ricorda troppo da vicino “Baba O’Riley” degli Who.

L’album è interessante ma non veramente di impatto, con canzoni gradevoli che tuttavia lasciano poco a fine ascolto. Manca quel brano che resta impresso e che ci si ritrova a canticchiare di continuo. La band esprime un suo stile, ricercato ed ottenuto in primo luogo attraverso il suono, ma non così definito come nei dischi precedenti: ci sono elettronica, riff hardcore, pezzi da opera rock che se per qualcuno possono essere un pro del disco, per noi, usati come sono, risultano difficili da collocare in un contesto. Un CD insomma molto cervellotico, con pezzi di tortuosa esecuzione e spesso di estrema complessità ritmica. Difficile da metabolizzare e certamente non per tutti.

Pro

Contro

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