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  • The Mars Volta: The Bedlam In Goliath

    The Mars Volta

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Frippo misto

Prendete una fetta di pane. Presa? Ok, ora prendete il formaggio spalmabile più buono che possiate immaginare. Ora, se sulla vostra fetta di pane spalmate uno strato di, diciamo, quattro millimetri di formaggio, arriverete alla fine del panino che sarete soddisfatti e ve lo sarete goduto. Semplice, no?
Purtroppo i Mars Volta non hanno colto questo concetto. Nulla di male, ce ne sono di gruppi che registrano dischi densi e difficili da capire che comunque rimangono dei capolavori. Possiamo citarne uno a caso, proprio senza voler fare riferimenti: King Crimson.
Quando il progetto partì, le reminiscenze At The Drive-In portarono Rodriguez-Lopez e Bixler-Zavala a spalmare sul loro panino uno strato di un solo centimetro di formaggio, così nacque “De-Loused In The Comatorium”, ad oggi il miglior lavoro del gruppo per il compromesso accessibilità-cervelloticità. Il problema fu che poi lo spessore dello strato di formaggio iniziò ad aumentare esponenzialmente. Già “Frances The Mute”, per quanto ancora (di tanto in tanto) avesse i piedi per terra, spalmava un bel quattro centimetri di Camembert sul panino. Per non parlare di “Amputechture”, in cui venivamo costretti a mangiare un cracker lungo cento metri ricoperto con venti centimetri di burro, gorgonzola, taleggio e nutella.
Oggi i Mars Volta tentano di darsi una vaga aria di ritrovata accessibilità e la tripletta di apertura ci riconsegna la band ai massimi livelli: groove, melodia, chitarre impazzite ed armonie stralunate, culto del Re Cremisi col classico tocco Voltiano, ottimo si direbbe. In effetti il disco è molto più solido del suo predecessore e, nonostante qualche colpo a vuoto, si ascolta bene, tenuto conto dei suoi 75 minuti di durata. Così il sorriso portato dal tris iniziale può ripetersi anche con quello conclusivo, soprattutto grazie ad una “Soothsayer” davvero grande nel suo incedere “mistico”.
Potrebbero essere quattro punti, se fossero degli esordienti. Ma sono i Mars Volta e quindi sono tre punti e mezzo, approssimati a tre perché li rivogliamo come si sono presentati: belli sostanziosi ma mai indigesti. Cameriere, c’è una lingua di allodola sul mio panino.

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