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    The Menzingers

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On the impossible joy

Terzo album per i Menzingers, quartetto pop punk di Scranton, nonché il primo edito dalla prestigiosa etichetta punk Epitaph.

Tredici canzoni di pop punk melodico, con atmosfere sempre pregne di emotività e tristezza, che suonano come i se Green Day post “American Idiot” cercassero di fare delle cover dei Gaslight Anthem.

Brani mid-tempo, con una ritmica standard a sostenere gli arpeggi di chitarra e il cantato molto melodico, salvo qualche ritornello più gridato.
Buona produzione; i suoni troppo puliti e il mixaggio pop però, pur ottendo l’adeguato sound commerciale a cui probabilmente il gruppo puntava, smorzano sensibilmente l’impatto artistico della band, anche a fronte di canzoni orecchiabili ma troppo somiglianti l’una all’altra.

Il problema fondamentale di quest’album? È triste, nel vero senso della parola. Non c’è una canzone che non suoni come la colonna sonora di una scena tragica.
Sicuramente il problema non è solo loro: il pop punk degli ultimi anni sembra purtroppo aver abbracciato in massa questo sound EMOtivo (maiuscole volute) e francamente depressivo. Per riuscire a fare un buon album senza una canzone allegra che sia una bisogna infondere energia in altro modo: ai sopracitati Gaslight Anthem, per esempio, l’operazione riesce perché l’energia dei brani deriva dalla potenza degli strumenti. Cosa che, a causa del loro sound pop commerciale, i Menzingers non riescono a fare.

Pro

Contro

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