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The Musical Box: Una nuova scommessa

“A Trick Of Tail” è la nuova scommessa che i Musical Box portano in tour nel 2008. Una partita già vincente in partenza proprio perché sostenuta dai Genesis stessi e costruita grazie all’appoggio di molti dei loro collaboratori che nel lontano 1976 preparano l’omonimo tour della band. Una scaletta che ripropone fedelmente l’originale e che non vuole tradire le aspettative dei fans: brani nuovi e vecchie glorie si alternano tra filmati ed effetti sonori e di luci in un caleidoscopio per nostalgici i giovani sognatori.

Ciao Sebastien! Allora, com’è stata l’esperienza del making of “A trick Of Tail”, un post Gabriel show?
È stato molto simile al lavoro necessario per gli altri show precedenti, anche e soprattutto in termini di aiuto da parte dei Genesis stessi, e abbiamo contattato persone che nel passato hanno fatto parte della produzione del progetto originale. Quest’ultima cosa è mirata proprio a rendere tutto il più verosimile possibile.

Come hanno reagito i più accaniti fans dei primi Genesis alla notizia della proposta di questo album?
La maggior parte rifiuta ciò che i Genesis hanno prodotto dopo Gabriel. Ma il nostro compito è quello di essere fedeli al percorso che i Genesis hanno fatto, compresa questa fase che prevede la riproposta di “A Trick Of Tail”. Il nostro obiettivo è di portare nuove idee e innovarsi con nuove tecnologie proprio come i Genesis stessi hanno fatto al loro tempo.

Lo spettacolo che portate in scena è un live…
Sì, quello che loro fecero nel 1976, presentando non solo i brani del loro ultimo lavoro ma anche canzoni degli album precedenti in cui era presente Gabriel. E questo per venire incontro ai loro fan che si ponevano molte domande circa il futuro della band da quel momento in poi. Noi cerchiamo di ricreare proprio quell’atmosfera.

In che modo lavorare su “A Trick Of Tail” è stato diverso dai lavori precedenti?
Questo album arriva dopo aver lavorato per “The Lamb Lies Down On Broadway”, molto simile ad “A Trick Of Tail” come apporto tecnologico, schermi con piccoli cortometraggi e immagini, effetti. Credo sia il progetto più complesso. Quasi una scommessa. Per questo motivo abbiamo chiamato le persone che avevano partecipato al making of del tour dei Genesis, proprio per essere sicuri che il prodotto che andavamo a confezionare fosse curato fin nei dettagli e il più aderente possibile con l’originale. Non ci sono, all’interno del nostro show, parti inventate. Ovviamente la tecnologia cambia in trent’anni e questo è un fattore da tenere conto. Ciò che si produceva allora, ad oggi lo si ottiene attraverso percorsi differenti. Qui sta la difficoltà. Per il resto, il nostro approccio agli album dei Genesis segue un metodo ben preciso, quale l’ascolto dei nastri originali ripetuto mille volte e la ricerca del materiale: questo non cambia. Mi permetto di concludere dicendo, sperando di non apparire arrogante, che il nostro spettacolo è realistico, non un’approssimazione.

Com’è stato preparare questo show in termini di tempo?
Be’, abbiamo macinato molta esperienza in questi anni. Non siamo partiti da zero. Però il tempo passa anche per noi: stiamo invecchiando (ride!). Siamo inclini a stressarci più facilmente.

Come sono cambiati, in occasione di questo nuovo show, i ruoli nella band e perché?
Innanzitutto il nostro frontman Denis Gagnè è rimasto, mentre avrebbe voluto lasciare il gruppo per dare spazio al batterista. Ma Denis è un tipo camaleontico, perciò si presenterà nei panni di Phil Collins. Del resto, al tempo, i Genesis invitarono un batterista a suonare con loro. Noi abbiamo fatto la medesima cosa. A cambiare è anche il ruolo di Mike Rutherford, che nei Musical Box è impersonato da me: decisamente più avanti sul palco e maggiormente dinamico rispetto agli album precedenti.
[PAGEBREAK] So che i Genesis vi hanno aiutato nella realizzazione di “The Lamb Lies Down On Broadway”. C’è stato un aiuto da parte loro anche in questa occasione?
Sì, certo. Assolutamente. Una delle cose principali per la realizzazione di “A Trick Of Tail” sono le immagini e i clip sugli schermi dietro di noi. Molti di coloro che seguivano e organizzavano il loro tour ci hanno dato una mano, soprattutto nel montaggio dei filmati, negli effetti, alcuni dei quali purtroppo sono andati distrutti per errore. Tony Banks, ad esempio, ci ha fornito le registrazioni originali del live di quell’epoca.

Come mai l’idea di “A Trick Of Tail” è arrivata dopo 15 anni? Era nelle vostre previsioni?
Ne parlavamo ormai da alcuni anni. I grandi album come “Nursery Crime” e “Selling England By The Pound” ci hanno portato via molto tempo proprio perché sono i più famosi. Ovviamente il nostro obiettivo è quello di non tornare indietro sulle vecchie produzioni. Ma di anno in anno ci chiamavano in località sempre nuove dove ci esibimmo per la prima volta, come ad esempio in Polonia: per l’occasione riproponevamo i primi album. Poi mettemmo in piedi “Foxtrot”, ma è soprattutto per realizzare “The Lamb Lies Down On Broadway” che ci volle davvero molto tempo.

La vostra popolarità è cresciuta enormemente negli anni. Come vi sentite?
La nostra popolarità è aumentata soprattutto perché molta più gente si è avvicinata ai nostri spettacoli. In particolar modo giovani che hanno scoperto i Genesis. Ma non solo: nostalgici che hanno vissuto gli anni in cui la band spopolava e che ora hanno voglia di risentire quei suoni. E si accorgono che siamo gli unici a ricreare fedelmente lo spettacolo dei Genesis.

Avete mai avuto qualcuno dei Genesis come spettatore ai vostri show?
Certo! Tony Banks è il componente che più ci segue e ci aiuta. È una persona timida ma molto disponibile. Phil Collins suonò con noi sul palco. E anche Steve Hackett.

Toglimi una curiosità: le voci di Collins e Gabriel nei Musical Box sono davvero identiche all’originale. Dono naturale o duro lavoro per un simile risultato?
Credo che Denis sia un buon attore (ride). Diciamo che è naturale il suo modo di essere così facilmente versatile e cambiare inflessione vocale. Ma se ascolti bene i nastri originali e i nostri spettacoli noterai che non sono proprio davvero così identiche (ride). Sono però davvero spaventosamente simili. Quando un cantante si cala nella parte, vive quel ruolo fino in fondo. E lo fa proprio anche variando la sua voce.

Azzardo a chiederti quale sarà il prossimo album che avete intenzione di preparare..
Credo il prossimo in lista nella storia dei Genesis. Forse “Second Out”. Ma è un’ipotesi. Non ne abbiamo ancora parlato. Per ora abbiamo in testa di migliorare show dopo show “A Trick Of Tail”, di portarlo possibilmente in tour in luoghi dove non siamo ancora mai stati.

E “And There We Were Three”?
No, quell’album è un ulteriore punto di svolta per i Genesis e si allontanerebbe troppo dal nostro mood. Lì, addirittura, non c’era neppure più Steve Hackett…

Quindi i Musical Box rischiano di esaurirsi?
Direi di no. Il nostro obiettivo successivo sarà quello di riproporre i vecchi spettacoli, migliorandoli.

Ultima domanda: l’anno scorso intervistai Steve Hachett e gli chiesi se riteneva possibile una reunion, visto il clima di questi ultimi tempi. Voi che ne pensate?
Ci sono rumori sull’argomento. Speranze, discussioni. Credo che i Genesis abbiano affrontato questo argomento, ma credo che sia Peter Gabriel a non volerla. Penso sia più vicino al nostro lavoro che a un’idea di questo tipo. E forse sarebbero molti dei loro fans a non desiderarla perché ricercherebbero lo spirito originale della band, spirito che però, con gli anni, si è perso e non potrebbe più essere ricreato. Certo, se ciò accadesse sarebbe peggio per noi! (ride).

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