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The Notwist: il concerto a Villa Ada 2015, report live e scaletta

La notte di ieri è stata un’altra di quelle notti romane calde e serene, ma soprattutto calde. A Villa Ada 2015, Roma, The Notwist, gruppo elettronico tedesco che canta testi in inglese, ha cercato di far alzare ancor di più la temperatura, presentando un gruppo di polistrumentisti molto preparati e aprendo con Kong, allegra traccia dal ritmo incalzante. Ha cercato – appunto – di far alzare la temperatura e di coinvolgere il pubblico (inaspettatamente numeroso), ma senza riuscire a far arrivare all’apice il concerto.

Probabilmente frutto di una scaletta sbagliata, l’evento di ieri si è tramutato in un eterno 4/4 oscillante tra i 110 e 120 bpm che a metà concerto si è rivelato un cappio dal quale voler fuggire. Complice, a mio avviso, la decisione di incollare tutte le tracce senza dare un momento di pausa (cosa che dal punto di vista di una band che si propone di fare musica “elettronica” ha senso perché non fa scemare l’effetto di eccitamento – che non c’è stato -), i Notwist hanno suonato molti brani decisamente irriconoscibili se abituati alle atmosfere piacevolmente pacate dei dischi.

Il pubblico ha reagito comunque bene, qualcuno ha provato a accennare qualche zompetto,qualcun altro ad andare a tempo con la testa, e un novello Indiana Jones dell’elettronica ha addiritture battuto le mani a tempo (tassativamente sui 4/4 a 120bmp naturalmente); molti altri erano rapiti dall’autorefenzialità dell’esecuzione della band che a ogni fine brano vomitava suoni servendosi di tasiere e chitarre distorte, al limite della “caciara pura”; altri invece erano ipnotizzati (per non dire altro) dal suddetto infinito 4/4. L’effetto del tutto è stato un “malloppo sonoro”eseguito sempre così: intro con “giocattolini”, batteria a tempo tagliato e voce mono-nota (effetto che personalmente piace), poi coda del brano caratterizzata da suoni impastati e effetti di tastiera, chitarra, batteria, peperoni e melanzane. Ieri ho capito che esite una differenza (almeno per me) tra il Noise e la caciara pura.

Col senno del poi, posso dire che la cosa che non ha funzionato bene è il voler dare al concerto un aspetto sia di impatto live cattivo, agressivo, sia un più banale aspetto ballabile che è degenerato, verso mezzanotte, nella classica grancassa in battere e charleston in levare. La sensazione che mi hanno dato è quello di un ottimo gruppo di apertura di un concerto, un capace gruppo spalla che deve dar la sensazione di essere sicuro della sua musica, ma che ancora deve essere digerito dal pubblico almeno nell’aspetto live.

Peccato davvero, perché i dischi della band sono molto molto più godibili e interessanti nella loro quieta misteriosità. In particolare il disco Neon Golden, ma anche nell’ultimo lavoro, Close to the Glass sanciscono una mia vecchia convinzione: alcuni dischi, alcuni artisti,nascono per essere ascoltati nella solitudine intimistica di un paio di cuffie.

 

Scaletta dei Notwist a Villa Ada-Roma Incontra il Mondo 2015

Kong

Boneless

Into Another Tune

One With the Freaks

Pick Up the Phone

This Room

One Dark Love Poem

Off the Rails

Run Run Run

Close to the Glass

No Encores

Gravity

Encore:

Neon Golden

Different Cars and Trains/Pilot

Consequence

Gone Gone Gone

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