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  • The One’s: The Debut Of Lady June

    The One’s

    Data di uscita: 01-01-2008

    Loudvision:
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That’s folk!

Occorrono due elementi fondamentali per godersi fino in fondo l’album di debutto dei partenopei The One’s. Un viaggio e il vento tra i capelli. Nient’altro per far prendere vita a “The Debut Of Lady June”.
Un country verace che solo gli americani mettono su disco e che canta una romanticheria che solo gli americani stessi ai balli di fine anno sanno tirar fuori. Dolci e innamorati quanto basta, partono con un sogno e terminano su strade sconosciute, dalle quali si lasciano chiamare. Fantasticano e ritornano coi piedi per terra. E lo fanno da soli.

Sarà per questo motivo che ci piacciono così tanto questi The One’s. A guardarli sprigionano l’innocente freschezza di chi da grande vuol fare la rockstar, ma senza capricci. Loro mostrano solo tanti meriti: uno fra tutti quello del piacere alle orecchie.

Nelle prime cinque tracce il ritmo da viaggio prosegue con una scorrevolezza impeccabile. Le chitarre accompagnano la voce di Damiano Davide che intanto canta piccoli film che si proiettano nella mente come i ricordi, come indispensabili bagagli emozionali.

Poi arriva “Kathy and Me” e pare che “The Debut Of Lady June” cambi direzione facendoci ascoltare una storia d’amore abbracciata da piano e archi. E, metaforicamente, è il momento della malinconia. Perché magari il viaggio ci porta lontano, perché magari quel viaggio è un viaggio troppo lungo. Perché i posti che lasciamo ci segnano e le loro impronte sul corpo si fanno deposito di lacrime. Quelle felici e quelle tristi.

La seconda metà del disco, invece, è un alternarsi di piano e chitarre. Commozione e grinta folk passano per gli stessi binari e si sfiorano lasciando alle scintille la possibilità di far luce su un percorso artistico che non si fermerà alle eccellenti voci del debutto. Una perfezione che va cercata – col tempo – conservando la stessa voglia di far musica che si legge in “Roads”, la traccia di chiusura del disco che si estende per sette bellissimi minuti.

Un disco che non stanca, caratteristica fondamentale quanto rara.
Un esordio che fa ben sperare, e le speranze non hanno mai dato fastidio a nessuno.
Una recensione a “The Debut Of Lady June”, che di patetico ha davvero poco: la commozione è un lusso e ci sentiamo tanto ricchi con la buona musica.

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