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The Parlotones: I sudafricani che la sanno lunga

A pochi giorni dalla pubblicazione del loro album “Stardust Galaxies”, il gruppo indie rock più quotato del Sud Africa si accinge a consacrare i Mondiali FIFA 2010 nella performance che li vedrà al fianco di artisti del calibro di John Legend e Alicia Keys. Per non parlare della presenza di Nelson Mandela.
Ci risponde direttamente il frontman della band, Kahn Morbee.
Che i pronostici abbiano inizio…

Un saluto a voi, Parlotones, Loudvision vi dà il benvenuto! Vorrei porvi qalche domanda riguardo al vostro ultimo lavoro. So che il tempo a vostra disposizione è assai prezioso, ma spero che non vi dispiaccia condividerne un po’ con noi. Innanzitutto, sappiamo che dovrete rivestire il ruolo di ambasciatori ufficiali per il vostro paese, il Sud Africa, in occasione dei mondiali di calcio: siete emozionati per l’apertura dell’evento o preferireste iniziare subito a tifare per la vostra squadra?

Sono estremamente emozionato. Penso che ci sia da essere agitati, visto che siamo coscienti del fatto che si tratta tecnicamente del più grande pubblico di fronte al quale suoneremo perché il concerto sarà trasmesso a miliardi di persone nel mondo intero. Siamo davvero orgogliosi di rappresentare in qualche modo il nostro paese al più grande evento sportivo che abbia mai ospitato. Nemmeno nei nostri sogni più fantasiosi ci saremmo figurati che un giorno avremmo aperto le cerimonie della coppa del mondo suonando la nostra musica originale, è un’opportunità fantastica per la quale siamo estremamente riconoscenti.

Riguardo alla parte prettamente tecnica, invece, ho notato che la tua voce è alquanto particolare ed androgina; hai studiato appositamente o è una virtù innata?

Haha, la cosa buffa è che quando mandammo per la prima volta i nostri demo alla stazione radio nazionale molti anni fa, il DJ commentò dicendo che era magnifico sentire una voce femminile farsi largo nella scena rock, quindi immagino io abbia sempre avuto una voce androgina. Non ho mai studiato canto, ho solo cantato e continuo a farlo. Perciò anche se a volte non mi piace il suono della mia stessa voce, rimane comunque unica e credo sia una cosa positiva.

In secondo luogo, credi veramente in quello di cui canti (mi riferisco a canzoni quali “We Call This Dancing” e “Life Design”)?

Certamente ci sono dei momenti in cui credo nelle parole che sto cantando, ma poi (come gli esseri umani) passo anche dei momenti di dubbio dove penso che forse proprio quelle liriche siano troppo ottimiste. Quelle canzoni sono veramente idealistiche, fatto che è una caratteristica che posseggo, ma di certo la realtà del mondo mi rende anche un realista e talvolta un cinico, cosa che emerge nei motivi melanconici. Nessuno è una sola isola e un solo sapore, gli umani sono complessi ed esperiscono una vasta gamma di emozioni: io non sono diverso.

Come nascono i testi nella tua esperienza personale? Quale tema preferisci sviluppare?

Mi piace osservare ed attingere dall’esperienza umana, credo che se la musica deve essere cantata a un’audience dovrebbe riguardarla e avervi una relazione nonché condividerne i temi. Inoltre, i temi sono generalmente abbastanza universali, e anche se la canzone potrebbe essere ispirata a qualcosa di più personale cerco sempre di trovare un nesso con una qualsiasi situazione nel mondo. Se la musica deve essere un momento di condivisione bisogna che rifletta un’esperienza comune; questo magari non sarà la regola, ma per me è l’approccio allo scrivere i miei testi.

Nella canzone “Push Me To The Floor” è possibile udire le reminescenze della musica pop degli anni Sessanta e Settanta. Ci sono artisti specifici che ispirano la vostra musica?

Penso che nel nostro lavoro, inclusi album precedenti, sentirete suoni, armonie, melodie, e “doo doo”, “pa pa”, “oooh” e “aaah” che richiamano quell’era: amo quel genere di musica, era così ricca di elementi ricordati poco prima e adoro incorporarli nella musica moderna. Artisti come Elvis, i Beatles e gli ABBA sono costantemente rivisitati per nuove idee.

Infine, per quanto concerne il making of di “Stardust Galaxies”, qual è la genesi del titolo?

Il titolo proviene dalla canzone medesima. Ci sono un sacco di riferimenti allo spazio e all’universo in generale, che sono spesso usati come metafore per descrivere l’esperienza umana. Al tempo della scrittura delle canzoni stavo leggendo molta letteratura sulla spiegazione delle leggi dell’universo, dei pianeti etc. Dunque immagino che un po’ di tutto questo sia defluito nelle liriche.

Tornando al punto di partenza: per favore, un pronostico dei risultati dei mondiali 2010 senza paura di mostrare le tue doti di preveggenza.

Penso che le due squadre giudicate più pericolose siano l’Olanda e la Spagna, ma anche l’Italia, la Germania, il Brasile, il Portogallo e l’Argentina saranno sempre una minaccia.

Grazie molte per l’attenzione!

Grazie tante a voi!

Pare che Kahn non si sia sbilanciato troppo. Non ci resta che stare a vedere quel che accadrà.

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